Cari
amici e care amiche,
la parola “vacanza” deriva dal latino
“vacans” che significa vuoto, libero, sgombro, privo di … E ricordo che un
rettore di seminario era un po’ contrario a questa parola: ricordando la radice
di essa, infatti, probabilmente non desiderava per i suoi seminaristi un “tempo
vuoto”! Certo, normalmente quando diciamo “vacanza” pensiamo ad un tempo privo
di impegni, quali la scuola o il lavoro (per chi ha la grande fortuna di avercelo
…), ma è anche vero che, a volte, il tempo della vacanza, proprio perché “vuoto
e sgombro” lo riempiamo di cattive abitudini e malsane scelte … E si aggiungono
giornali e riviste che ci dicono come vivere le vacanze, insieme a proposte
termali o altri luoghi paradisiaci … In verità, alcuni, pensando alla vacanza, alludono davvero a un tempo in cui, anche solo
per un po’ (appunto, un tempo), la vita quotidiana sia anestetizzata e ci si
illude che uno stacco di “vuoto” cambi lo sguardo sulla realtà personale e
sociale. Credo, invece, che la “vacanza” autentica sia quella in cui sì, certo,
si stacca un pochino, quando si riesce, dalla normalità, ma poi si “riempie”
quel tempo in maniera significativa. Al posto della parola “vacanza” si
potrebbe dire “ri-creazione”: ovvero un tempo in cui ci si rigenera alla vita
normale, si pongono le condizioni per cui torno come “ricreato”, pronto –
verrebbe da dire – a una vita un po’ più nuova, appunto, ricreata! Due semplici
consigli per … la nostra ricreazione! Anzitutto rallentare. Che vuol dire riuscire a fare
quello che ci piace e di solito non facciamo mai perché di corsa; fermarci a
parlare con gli altri (non sempre i soliti), evitando persone negative;
guardare con calma la nostra casa, la nostra via, il nostro ambiente, il cielo,
gli spazi intorno a noi; fare un onesto esame di coscienza di tutte le parole
inutili, le chiacchiere, le cattiverie, che siamo capaci di produrre, anche
volentieri. E poi, leggere: chi non riesce
a leggere si condanna alla decadenza precoce, alla aridità e al pensare solo quello
che dicono gli altri, compresa la televisione o quelli che nel proprio gruppo
parlano di più o meglio. Inoltre leggere certi libri solo perché “così fan
tutti” o solo perché fanno scalpore, ci si espone a lungo andare ad una
ristrettezza di orizzonti ed alla miseria interiore. Occorrono invece letture
sagge, non di dubbia provenienza; letture serie, non di cattiva qualità;
letture edificanti, non sciatte o provocanti. Magari possiamo anche farci
consigliare da chi ci conosce davvero e sa ciò di cui abbiamo più bisogno ...
Allora, buona ri-creazione!
Il
vostro parroco