Cari
amici e care amiche,
vi ringrazio ancora una volta per la
bellissima festa che abbiamo vissuto in occasione del mio 25simo anniversario
di ordinazione presbiterale! E’ stata una festa di Comunità, che era ciò che
avevo chiesto! Quindi non tanto festa al parroco, quanto invece – grazie alla
sua ricorrenza – una festa per riscoprire il centro della nostra Comunità,
ovvero la Pasqua di Gesù, Gesù Risorto! E questo l’ho visto soprattutto nella
collaborazione che questa festa ha scatenato! Infatti ho visto tanto lavorare
insieme, tanta collaborazione! Non è scontato questo, anche in una Comunità
cristiana! Non è detto che per il fatto stesso che uno “fa qualcosa per gli
altri” allora questo qualcosa sia sempre “pulito” … La vanagloria, il potere,
il desiderio di sopraffare o farla pagare agli altri sono tentazioni che ciascuno
di noi ha provato … Altri, poi, si pensano “padreterni” e fanno il bello e il
cattivo tempo, ritenendo di agire da soli, senza riferirsi a nessuno se non a
se stessi; altri ancora servono per sentirsi bene a discapito della comunione e
della serenità … Invece questa festa ha dimostrato che tanti hanno voglia di
camminare su sentieri di collaborazione, fraternità, servizio evangelico:
anzitutto perché la festa non è stato merito di nessuno in particolare, cioè è
stato di tutti, ognuno per la sua parte!
La collaborazione e la condivisione SCELTA come
STILE fa sì che le cose non pesano su uno, fa sì che nessuno
agisca a nome proprio o per conto proprio:
il Vangelo lo si può dire solo insieme! L’annuncio di una comunione offerta da
Dio a tutti chiede di essere rappresentata da uomini e donne che la vivono per
primi tra loro! Lavorare insieme ci salva dai famosi “deliri di onnipotenza”,
ci sostiene nel reggere fatiche e responsabilità più grandi di noi, ci tiene
distanti da depressioni o colpevolizzazioni oltre misura rispetto agli
insuccessi. Collaborare e condividere, poi, allena a stimare gli altri, scoprendoli apprezzabili nel loro lavoro e
nel loro essere: diversamente, lo sappiamo, si pratica lo sport mondiale della
chiacchiera, dello sparlare, del criticare (mai davanti, naturalmente) nei
piccoli circoli. Collaborare e condividere, ancora, significa “fare la propria
parte”, cioè “la mia è solo una PARTE,
non il TUTTO”. Ma proprio questo mi fa “sentire parte” di un tutto che è la
Comunità del Signore! Purtroppo ci sarà qualcuno che riuscirà a fare “terra
bruciata” intorno a sé, perché quello che fa è sentito invece come il tutto e
occorre quindi riverenza, guanti di velluto, ossequi devoti: costui ha dimenticato
che la sua è solo una parte … Infine, collaborare e condividere, aumenta la
finezza nello stile, fino ad arrivare a
sentire che anche chi “non c’è” si impegna, perché ha pregato, si è ricordato,
ci stima, ci sostiene con il solo affetto e con la stima, “benedicendo”, cioè
“dicendo bene” … Quindi, GRAZIE, carissimi, anche di questo altro, prezioso e
impagabile dono della collaborazione e
del lavorare insieme: “tutti vi potranno riconoscere” (Gv 13,35).