venerdì 29 maggio 2015

INSIEME n° 180 - 31 Maggio 2015 - anno 5° dall'entrata nella nuova Chiesa



Cari amici e care amiche,
anzitutto vi ringrazio che avete accolto il mio invito a far diventare la ricorrenza del mio 25° anniversario di ordinazione presbiterale una occasione di preghiera, di incontro e di fraternità. Ringrazio anche chi – senza farsi notare, e io cerco di non notare! – si sta dando da fare per organizzare i vari momenti dell’evento. Prima di entrare nel vivo della festa mi fermo a riflettere sul numero di questo anniversario: i numeri sono sempre affascinanti, non tanto per la loro funzione specifica (sono stato rimandato in matematica), bensì per la loro funzione simbolica e allusiva. E allora, come mi ero soffermato sul numero 50 del mio compleanno, sosto ora sul numero 25. Scomposto è 2 volte 10 più 5. Il numero 5 è un numero sacro perché nella Bibbia i primi cinque libri sono i libri della Torah, i libri della Legge, detti anche il Pentateuco: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio. Questi libri sacri, prima di tutto per il Giudaismo, sono tradizionalmente attribuiti a Mosè e Gesù e gli apostoli si sono conformati a questa opinione (Gv 1,45; 5,45-47; Rom 10,5). Essi, infatti, contengono “la via giusta” per essere graditi a Dio ed è per questo che nella Bibbia ebraica sono chiamati: “la Legge”, anche perché contengono prescrizioni che regolavano la vita morale, sociale e religiosa del popolo. Per noi cristiani sono sacri anzitutto perché Cristo li ha “creduti” come parola di Dio, come rivelazione di Dio, e li ha inverati e compiuti; e poi sono sacri perché ci aiutano a capire come la rivelazione di Dio è storica, fatta a uomini precisi, in luoghi precisi, in circostanze precise, su interventi di Dio in momenti precisi della evoluzione umana. Il Pentateuco è sacro perché traccia la storia della relazione appassionata di Dio con il mondo e la sua direzione … Per me è il richiamo a una vita rivolta alla Rivelazione di Dio e alla storia dell’uomo visitata da Dio: il 5 è un numero serio!
Poi il 10, doppio! Il 10 è il numero dei comandamenti, del decalogo, le dieci parole scritte sulle tavole del Sinai, le parole dell’Alleanza, quella che Gesù poi compirà nel suo sacrificio di amore (“sangue per la nuova ed eterna alleanza”). Il 10, allora, è un numero che richiama ad una vita che raggiunge la sua pienezza quando rimane fedele alle parole del Signore, alla sua legge e ai suoi comandi: fedele fino alla Parola definitiva di Dio che è Gesù di Nazareth. Per me è il richiamo a una vita illuminata e alimentata costantemente dalla Parola. Anche il 10, dunque è numero impegnativo!
E dopo 25 anni di prete posso dire con serenità che il dono della mia vita è migliorato proprio grazie alla Parola di Gesù e alla sua proposta, e che la fede non è un freno, ma una marcia straordinaria per vivere l’esistenza.
Il vostro parroco