Cari
amici e care amiche,
anzitutto vi ringrazio che avete accolto il
mio invito a far diventare la ricorrenza del mio 25° anniversario di
ordinazione presbiterale una occasione di preghiera, di incontro e di fraternità.
Ringrazio anche chi – senza farsi notare, e io cerco di non notare! – si sta
dando da fare per organizzare i vari momenti dell’evento. Prima di entrare nel
vivo della festa mi fermo a riflettere sul numero di questo anniversario: i
numeri sono sempre affascinanti, non tanto per la loro funzione specifica (sono
stato rimandato in matematica), bensì per la loro funzione simbolica e
allusiva. E allora, come mi ero soffermato sul numero 50 del mio compleanno,
sosto ora sul numero 25. Scomposto è 2 volte 10 più 5. Il numero 5 è un numero
sacro perché nella Bibbia i primi cinque libri sono i libri della Torah, i
libri della Legge, detti anche il Pentateuco: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri,
Deuteronomio. Questi libri sacri, prima di tutto per il Giudaismo, sono
tradizionalmente attribuiti a Mosè e Gesù e gli apostoli si sono conformati a
questa opinione (Gv 1,45; 5,45-47; Rom 10,5). Essi, infatti, contengono “la via
giusta” per essere graditi a Dio ed è per questo che nella Bibbia ebraica sono
chiamati: “la Legge”, anche perché contengono prescrizioni che regolavano la
vita morale, sociale e religiosa del popolo. Per noi cristiani sono sacri
anzitutto perché Cristo li ha “creduti” come parola di Dio, come rivelazione di
Dio, e li ha inverati e compiuti; e poi sono sacri perché ci aiutano a capire
come la rivelazione di Dio è storica, fatta a uomini precisi, in luoghi
precisi, in circostanze precise, su interventi di Dio in momenti precisi della
evoluzione umana. Il Pentateuco è sacro perché traccia la storia della
relazione appassionata di Dio con il mondo e la sua direzione … Per me è il richiamo
a una vita rivolta alla Rivelazione di Dio e alla storia dell’uomo visitata da
Dio: il 5 è un numero serio!
Poi il 10, doppio! Il 10 è il numero dei
comandamenti, del decalogo, le dieci parole scritte sulle tavole del Sinai, le
parole dell’Alleanza, quella che Gesù poi compirà nel suo sacrificio di amore
(“sangue per la nuova ed eterna alleanza”). Il 10, allora, è un numero che richiama
ad una vita che raggiunge la sua pienezza quando rimane fedele alle parole del
Signore, alla sua legge e ai suoi comandi: fedele fino alla Parola definitiva
di Dio che è Gesù di Nazareth. Per me è il richiamo a una vita illuminata e
alimentata costantemente dalla Parola. Anche il 10, dunque è numero
impegnativo!
E dopo 25 anni di prete posso dire con serenità
che il dono della mia vita è migliorato proprio grazie alla Parola di Gesù e
alla sua proposta, e che la fede non è un freno, ma una marcia straordinaria
per vivere l’esistenza.