Cari
amici e care amiche,
ogni anno compio tre pellegrinaggi: uno con
le benedizioni in occasione del Natale, prima in una zona poi nell’altra, casa
per casa; un altro nelle case degli ammalati, e questo tutto l’anno; infine uno
al mese di maggio, con tutti voi, in vari punti del quartiere, pregando il
Rosario.
Sono i pellegrinaggi che mi piacciono di
più, perché mi aiutano a stare vicino a Gesù, a entrare nella sua Pasqua, a ricompattare
la mia vita “secondo Lui”. E in questi giorni si sta svolgendo, appunto, quello
mariano, con tante persone itineranti per le nostre vie (qualcuno le sta
imparando proprio girando!): commuove scandire insieme le “Ave Maria”, meditando
la vita di Gesù, mentre la mente fa scorrere persone, situazioni, difficoltà
per le quali intercedere, perchè vedere pregare gli altri è molto incoraggiante,
per ciascuno. Ad ogni Rosario ci ricordiamo di chiedere il dono delle
vocazioni, in particolare quelle di vita consacrata, insieme alle altre grazie
che ciascuno ha nel cuore. Io ne ho una in particolare: chiedo anzitutto per me
e per voi il dono della finezza.
Significa cercare il buon gusto; rispettare le
cose altrui e quelle di tutti; sforzarci di intercalare, nel nostro parlare, le
paroline “scusa” e “grazie” che non sono una formalità … Significa eleganza nel
vestire, senza provocare; la cura semplice del proprio corpo e il rispetto di
quello degli altri; eleganza nel rivolgersi agli altri, senza arroganza o
supponenza, evitando le volgarità, le lamentele perché “facciamo tutto noi” e
le chiacchiere che distruggono gli altri senza toccarli con le mani. La finezza
non è una parte del galateo, bensì un dono spirituale, che viene dallo Spirito
di Gesù e del Padre che, con l’intercessione della Madre di Dio, lavora la
nostra povera umanità … Se gli facciamo spazio …