giovedì 9 aprile 2015

INSIEME n° 173 - 12 Aprile 2015 - anno 5° dall'entrata nella nuova Chiesa

 Cari amici e care amiche,
vi ringrazio di cuore per la trascorsa Settimana Santa, nella quale ho pregato proprio bene con voi. E’ guardandovi pregare e fare seriamente silenzio che mi faccio tante domande sulla mia preghiera e mi accorgo che intorno a me c’è una qualità inspiegabile e straordinaria di preghiera: quando vediamo gli altri pregare, siamo attirati e affascinati e veniamo contagiati all’avventura della preghiera, ovvero l’avventura della fede. Grazie!
Sempre in questa Settimana Santa molti mi hanno fatto tante domande sulla preghiera. E, come fratello che si accompagna nella comune fatica, vorrei riassumere alcuni pensieri. E’ certo, perché lo si sperimenta sulla propria pelle, che dalla preghiera personale dipende la fede, cade o sta il nostro perseverare nella fede: infatti la fede non è uno “stato” (essere battezzato, cresimato, sposato in chiesa, essere prete) né tanto meno una “cosa” (“andare in chiesa”). Poi, il riferimento primo per la preghiera personale è quella di Gesù: noi possiamo pregare perché Gesù ha pregato! La nostra preghiera personale ci unisce a Lui. Mentre Lui stesso è “la Via” (Gv 14,6) della nostra preghiera, noi preghiamo perché il suo Spirito soccorre la nostra debolezza (Rm 8,26). Aggiungerei che non esiste “la preghiera”: ci sono ancora tanti libri che parlano della teoria della preghiera, senza tenere conto che ognuno prega a partire da come è, dalla sua situazione personale … Non può esistere la preghiera in sé e per sé: esiste la mia preghiera adesso, la tua preghiera in questo momento, la preghiera del tal santo o della tal santa … Insomma esiste la mia preghiera ora, con le sue fatiche e difficoltà e le sue consolazioni. Infine, pensando anche a tutte le mamme e i papà, alle nonne e ai nonni che in questa Settimana ho visto pregare con figli e nipoti, consideriamo il fatto che coloro che ci hanno insegnato “le preghiere” sicuramente hanno inteso insegnarci non solo delle parole, ma soprattutto trasmetterci un’esperienza vissuta di affidamento, di fiducia, di gratitudine al Dio di Gesù Cristo, nato da donna (Gal 4,4). Noi abbiamo accolto nella nostra memoria quelle preghiere come segno di comunione con chi ci ha voluto bene anche nella fede, con coloro che hanno pregato prima di noi, e così ci siamo inseriti nell’immenso fiume della preghiera che è partito da Gesù stesso e attraverso gli apostoli ha corso lungo la storia fino ad oggi. E, come dice il salmo 118 (117) che abbiamo cantato nella liturgia di Pasqua: “ecco l’opera del Signore: una meraviglia ai nostri occhi” (v 23)! 
                        Il vostro parroco