Cari amici e care amiche,
vi ringrazio di cuore per la trascorsa
Settimana Santa, nella quale ho pregato proprio bene con voi. E’ guardandovi
pregare e fare seriamente silenzio che mi faccio tante domande sulla mia
preghiera e mi accorgo che intorno a me c’è una qualità inspiegabile e
straordinaria di preghiera: quando vediamo gli altri pregare, siamo attirati e
affascinati e veniamo contagiati all’avventura della preghiera, ovvero
l’avventura della fede. Grazie!
Sempre in questa Settimana Santa molti mi hanno
fatto tante domande sulla preghiera. E, come fratello che si accompagna nella
comune fatica, vorrei riassumere alcuni pensieri. E’ certo, perché lo si
sperimenta sulla propria pelle, che dalla preghiera personale dipende la fede,
cade o sta il nostro perseverare nella fede: infatti la fede non è uno “stato”
(essere battezzato, cresimato, sposato in chiesa, essere prete) né tanto meno
una “cosa” (“andare in chiesa”). Poi, il riferimento primo per la preghiera
personale è quella di Gesù: noi possiamo pregare perché Gesù ha pregato! La
nostra preghiera personale ci unisce a Lui. Mentre Lui stesso è “la Via” (Gv
14,6) della nostra preghiera, noi preghiamo perché il suo Spirito soccorre la
nostra debolezza (Rm 8,26). Aggiungerei che non esiste “la preghiera”: ci sono
ancora tanti libri che parlano della teoria della preghiera, senza tenere conto
che ognuno prega a partire da come è, dalla sua situazione personale … Non può
esistere la preghiera in sé e per sé: esiste la mia preghiera adesso, la tua
preghiera in questo momento, la preghiera del tal santo o della tal santa …
Insomma esiste la mia preghiera ora, con le sue fatiche e difficoltà e le sue
consolazioni. Infine, pensando anche a tutte le mamme e i papà, alle nonne e ai
nonni che in questa Settimana ho visto pregare con figli e nipoti, consideriamo
il fatto che coloro che ci hanno insegnato “le preghiere” sicuramente hanno
inteso insegnarci non solo delle parole, ma soprattutto trasmetterci
un’esperienza vissuta di affidamento, di fiducia, di gratitudine al Dio di Gesù
Cristo, nato da donna (Gal 4,4). Noi abbiamo accolto nella nostra memoria
quelle preghiere come segno di comunione con chi ci ha voluto bene anche nella
fede, con coloro che hanno pregato prima di noi, e così ci siamo inseriti
nell’immenso fiume della preghiera che è partito da Gesù stesso e attraverso
gli apostoli ha corso lungo la storia fino ad oggi. E, come dice il salmo 118
(117) che abbiamo cantato nella liturgia di Pasqua: “ecco l’opera del Signore:
una meraviglia ai nostri occhi” (v 23)!
Il
vostro parroco