giovedì 26 marzo 2015

INSIEME n° 171 - 29 Marzo 2015 - anno 5° dall'entrata nella nuova Chiesa



 Cari amici e care amiche,
entriamo nella Settimana Santa al termine della quale la Chiesa farà risuonare attorno all’altare l’annuncio pasquale: Cristo Signore è risorto! Ritorneremo a cantare l’Alleluia per esprimere la gioia profonda e la speranza che vengono donate a tutti coloro che aderiscono a questo fatto che ha cambiato il corso della storia umana.
Qualcuno potrebbe pensare che questo evento riguardi solo Gesù: è risorto, se ne è andato dalla nostra vista, ci aiuta dal cielo, ci accompagna e … chiuso qui … E’ molto difficile che i cristiani (i cristiani!) colleghino alla resurrezione di Gesù una conseguenza non marginale: anche noi risorgeremo! E’ quella verità di fede che professiamo con le parole del Credo: “credo la resurrezione della carne”. Noi, infatti, al massimo arriviamo a pensare che andremo davanti a Dio con l’anima; andremo “sù”, un po’ in giro, nell’aria, nello spazio, comunque in “zona Dio”, ma che noi resusciteremo … Non capiamo … Anche San Paolo, che cercava di spiegare queste cose, venne preso in giro e gli dissero: “ti sentiremo su questo un’altra volta!” (Atti 17,32)! Questo significa che, già dai primi giorni del cristianesimo, da parte di tutti c’è stata resistenza al pensiero della nostra resurrezione: addirittura ci sono state forti resistenze alla resurrezione di Gesù stesso! Figurarsi alla nostra! Pietro e anche Maria Maddalena che amava tanto Gesù, pensavano che avessero rubato il corpo di Gesù: tutti i discepoli hanno faticato a comprendere la resurrezione di Gesù e dei cristiani. Hanno cominciato ad accettare quella di Gesù perché con loro Gesù ha fatto un lavoro non indifferente, mostrandosi in maniera speciale, “apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio” (Atti 1,3).

Ma la resurrezione dei cristiani chi l’ha capita? Al massimo siamo convinti che andremo in cielo, lassù, ma che i morti saranno risuscitati …! Che io risorgerò!? Eppure noi desideriamo il cielo, non certo l’inferno … Ma poi ci fermiamo qui, non andiamo oltre, non riusciamo a vedere più in là, alla fine non crediamo che ci sia un fine per la nostra vita, vediamo solo “la fine”. E quindi “tiriamo a campare”, pur cantando l’Alleluia, come anestetico, e dicendo di credere come etichetta … Una cosa è certa: è difficile credere che io risorgerò come Cristo. E’ più facile lasciarsi andare all’ignoto, e quindi alla paura, oppure non pensarci, oppure affidarsi a immagini cosmiche o vaghe teorie di sedicenti predicatori televisivi o scrittori pseudo religiosi: abbiamo paura di risorgere! Abbiamo paura di una realtà inimmaginabile che Dio ci dona, mentre ci affidiamo a fantasticherie umane! San Paolo usa una parolina interessante: “saremo trasformati” (1 Corinzi 15,51). Pure questo ci è difficile da capire perché proviamo resistenza tutte le volte che ci “trasformiamo”: pensiamo ad una operazione chirurgica (che paura!) oppure alla trasformazione naturale che ci aspetta nell’invecchiare … Invece questo è il futuro che Dio ci promette per la fede in Cristo: la trasformazione del nostro corpo per poter “stare con Lui” (1 Tessalonicesi 4,17), per sempre, al termine del nostro cammino terreno. Risuscitare per stare con il Signore: se ci abituiamo a camminare qui con il Signore, a stare con Lui (Gv 1,39) come autentici discepoli, forse avremo un po’ meno paura della trasformazione che ci attende, il nostro “fine”. Come si capisce, dal punto di vista della resurrezione, che la nostra vita è una chiamata a stare con Gesù! Come si capisce, sempre da questo punto di vista, che siamo più affascinati da strane teorie e invenzioni (per paura) piuttosto che essere attratti (per fede) da ciò che Dio ha preparato per noi! 
                        Il vostro parroco