Cari amici e care amiche,
entriamo nella Settimana Santa al termine
della quale la Chiesa farà risuonare attorno all’altare l’annuncio pasquale:
Cristo Signore è risorto! Ritorneremo a cantare l’Alleluia per esprimere la
gioia profonda e la speranza che vengono donate a tutti coloro che aderiscono a
questo fatto che ha cambiato il corso della storia umana.
Qualcuno potrebbe pensare che questo evento
riguardi solo Gesù: è risorto, se ne è andato dalla nostra vista, ci aiuta dal
cielo, ci accompagna e … chiuso qui … E’ molto difficile che i cristiani (i
cristiani!) colleghino alla resurrezione di Gesù una conseguenza non marginale:
anche noi risorgeremo! E’ quella verità di fede che professiamo con le parole
del Credo: “credo la resurrezione della carne”. Noi, infatti, al massimo
arriviamo a pensare che andremo davanti a Dio con l’anima; andremo “sù”, un po’
in giro, nell’aria, nello spazio, comunque in “zona Dio”, ma che noi resusciteremo
… Non capiamo … Anche San Paolo, che cercava di spiegare queste cose, venne preso
in giro e gli dissero: “ti sentiremo su questo un’altra volta!” (Atti 17,32)! Questo
significa che, già dai primi giorni del cristianesimo, da parte di tutti c’è
stata resistenza al pensiero della nostra resurrezione: addirittura ci sono
state forti resistenze alla resurrezione di Gesù stesso! Figurarsi alla nostra!
Pietro e anche Maria Maddalena che amava tanto Gesù, pensavano che avessero
rubato il corpo di Gesù: tutti i discepoli hanno faticato a comprendere la
resurrezione di Gesù e dei cristiani. Hanno cominciato ad accettare quella di
Gesù perché con loro Gesù ha fatto un lavoro non indifferente, mostrandosi in
maniera speciale, “apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di
Dio” (Atti 1,3).
Ma la resurrezione dei cristiani chi l’ha
capita? Al massimo siamo convinti che andremo in cielo, lassù, ma che i morti
saranno risuscitati …! Che io risorgerò!? Eppure noi desideriamo il cielo, non
certo l’inferno … Ma poi ci fermiamo qui, non andiamo oltre, non riusciamo a
vedere più in là, alla fine non crediamo che ci sia un fine per la nostra vita,
vediamo solo “la fine”. E quindi “tiriamo a campare”, pur cantando l’Alleluia,
come anestetico, e dicendo di credere come etichetta … Una cosa è certa: è
difficile credere che io risorgerò come Cristo. E’ più facile lasciarsi andare
all’ignoto, e quindi alla paura, oppure non pensarci, oppure affidarsi a
immagini cosmiche o vaghe teorie di sedicenti predicatori televisivi o
scrittori pseudo religiosi: abbiamo paura di risorgere! Abbiamo paura di una
realtà inimmaginabile che Dio ci dona, mentre ci affidiamo a fantasticherie
umane! San Paolo usa una parolina interessante: “saremo trasformati” (1 Corinzi
15,51). Pure questo ci è difficile da capire perché proviamo resistenza tutte
le volte che ci “trasformiamo”: pensiamo ad una operazione chirurgica (che paura!)
oppure alla trasformazione naturale che ci aspetta nell’invecchiare … Invece
questo è il futuro che Dio ci promette per la fede in Cristo: la trasformazione
del nostro corpo per poter “stare con Lui” (1 Tessalonicesi 4,17), per sempre,
al termine del nostro cammino terreno. Risuscitare per stare con il Signore: se
ci abituiamo a camminare qui con il Signore, a stare con Lui (Gv 1,39) come
autentici discepoli, forse avremo un po’ meno paura della trasformazione che ci
attende, il nostro “fine”. Come si capisce, dal punto di vista della resurrezione,
che la nostra vita è una chiamata a stare con Gesù! Come si capisce, sempre da
questo punto di vista, che siamo più affascinati da strane teorie e invenzioni
(per paura) piuttosto che essere attratti (per fede) da ciò che Dio ha preparato
per noi!