giovedì 12 marzo 2015

INSIEME n° 169 - 15 Marzo 2015 - anno 5° dall'entrata nella nuova Chiesa

 Cari amici e care amiche,
quali requisiti, quali caratteristiche dovrebbe avere il candidato al Consiglio pastorale parrocchiale? La nostra Comunità, infatti, attende in questa Quaresima delle persone che si propongano per questo servizio: un’occasione che diventa un richiamo per tutti ad una verifica sul tipo di presenza che abbiamo nella nostra Comunità, sullo “stile” che ha il nostro “esserci”.
Si potrebbero fare molti discorsi ma, dopo 25 anni che frequento questo strumento pastorale, prima come coadiutore, poi come parroco, penso di poter suggerire due tratti del candidato: anzitutto deve essere un “cristiano comune”, non necessariamente con un impegno preciso nella Comunità. Ovviamente nel Consiglio è bene che tutte le realtà che operano in parrocchia abbiano un rappresentante: ma il Consiglio non è un parlamento nel quale prendere le parti del proprio gruppo! E’ invece un luogo “spirituale” (ovvero di attenzione massima allo Spirito di Dio e di Gesù) in cui farsi carico del cammino cristiano comune, di tutti, fino “all’ultimo”. Ecco perché un consigliere è prima di tutto uno che vive la fede con le fatiche e le pesantezze di tutti, uno che cerca la Pasqua domenicale come punto di riferimento per vivere la settimana, uno che prega con la Parola di Dio, uno che ha a cuore il bene di tutta la Comunità cristiana e della Chiesa stessa. Da qui il secondo tratto del consigliere: l’amore alla Chiesa, anche alle sue lentezze, per non lasciare indietro nessuno; l’amore alla Comunità, al suo bene qui ed ora, per la sua gente, per il quartiere, per le priorità dell’azione pastorale della parrocchia. Ovviamente non tutto si può fare: anche perché non tutto ciò che è bene è sempre possibile, a volte neppure opportuno, ricordando un vecchio adagio secondo il quale “spesso il meglio è nemico del bene”. Mi sembra che, in sintesi, queste siano le caratteristiche del candidato consigliere del Consiglio pastorale parrocchiale. Mi permetto anche di richiamare come sia difficile valutare il Consiglio pastorale in termini di efficienza: non è un Consiglio di amministrazione di una azienda né quello di condominio… Mi parrebbe corretto, invece, paragonarlo ad una riunione di famiglia dove si prova a parlarsi per prendere delle linee o delle decisioni di cui la famiglia stessa ha bisogno in quel momento. Dunque, non risultati pensando all’efficienza di una attività, ma semina per una fruttuosità, anzitutto spirituale. Infine, come parroco, rinnovo la mia disponibilità a lasciarmi consigliare da tutti, a coltivare l’attitudine dell’ascolto per vivere l’esperienza della comunione pastorale nella corresponsabilità, a crescere nell’attenzione al bene di tutti e di ciascuno.

La “campagna elettorale”… continua!
                        Il vostro parroco