Cari amici e care amiche,
quali requisiti, quali caratteristiche
dovrebbe avere il candidato al Consiglio pastorale parrocchiale? La nostra
Comunità, infatti, attende in questa Quaresima delle persone che si propongano
per questo servizio: un’occasione che diventa un richiamo per tutti ad una
verifica sul tipo di presenza che abbiamo nella nostra Comunità, sullo “stile”
che ha il nostro “esserci”.
Si potrebbero fare molti discorsi ma, dopo
25 anni che frequento questo strumento pastorale, prima come coadiutore, poi
come parroco, penso di poter suggerire due tratti del candidato: anzitutto deve
essere un “cristiano comune”, non necessariamente con un impegno preciso nella
Comunità. Ovviamente nel Consiglio è bene che tutte le realtà che operano in
parrocchia abbiano un rappresentante: ma il Consiglio non è un parlamento nel
quale prendere le parti del proprio gruppo! E’ invece un luogo “spirituale”
(ovvero di attenzione massima allo Spirito di Dio e di Gesù) in cui farsi
carico del cammino cristiano comune, di tutti, fino “all’ultimo”. Ecco perché
un consigliere è prima di tutto uno che vive la fede con le fatiche e le
pesantezze di tutti, uno che cerca la Pasqua domenicale come punto di
riferimento per vivere la settimana, uno che prega con la Parola di Dio, uno
che ha a cuore il bene di tutta la Comunità cristiana e della Chiesa stessa. Da
qui il secondo tratto del consigliere: l’amore alla Chiesa, anche alle sue
lentezze, per non lasciare indietro nessuno; l’amore alla Comunità, al suo bene
qui ed ora, per la sua gente, per il quartiere, per le priorità dell’azione
pastorale della parrocchia. Ovviamente non tutto si può fare: anche perché non
tutto ciò che è bene è sempre possibile, a volte neppure opportuno, ricordando
un vecchio adagio secondo il quale “spesso il meglio è nemico del bene”. Mi
sembra che, in sintesi, queste siano le caratteristiche del candidato
consigliere del Consiglio pastorale parrocchiale. Mi permetto anche di
richiamare come sia difficile valutare il Consiglio pastorale in termini di efficienza:
non è un Consiglio di amministrazione di una azienda né quello di condominio…
Mi parrebbe corretto, invece, paragonarlo ad una riunione di famiglia dove si
prova a parlarsi per prendere delle linee o delle decisioni di cui la famiglia
stessa ha bisogno in quel momento. Dunque, non risultati pensando
all’efficienza di una attività, ma semina per una fruttuosità, anzitutto
spirituale. Infine, come parroco, rinnovo la mia disponibilità a lasciarmi
consigliare da tutti, a coltivare l’attitudine dell’ascolto per vivere
l’esperienza della comunione pastorale nella corresponsabilità, a crescere
nell’attenzione al bene di tutti e di ciascuno.
La “campagna elettorale”… continua!