Cari amici e care amiche,
tra meno di due mesi si rinnoveranno nella
nostra Diocesi tutti i Consigli pastorali parrocchiali che rimarranno in carica
4 anni. Le nostre Comunità cristiane saranno chiamate a votare coloro che,
durante la Quaresima, intendono candidarsi a questo strumento della vita della
parrocchia, introdotto dal Concilio Vaticano II come uno degli organi
fondamentali di partecipazione dei laici alla vita ecclesiale. Già, perché il
modo per stare nella Chiesa è ormai solo uno, quello della corresponsabilità!
Aiutiamoci, allora, mentre alcuni di noi pensano di candidarsi, ad arginare
altri modi meno belli di stare nella Chiesa, come quello dello “spettatore”
oppure quello dell΄”utente” di un servizio religioso: che brutto! Sentiamoci
tutti interpellati per l’occasione a rivisitare il tipo di presenza che abbiamo
nella nostra Comunità, anzitutto chiedendoci se possiamo candidarci a questo
servizio; poi se abbiamo un servizio nella Comunità; infine, se già lo abbiamo,
di che qualità è.
Riguardo al primo punto mi sento di
ringraziare cordialmente il Consiglio pastorale uscente: io ho avuto bisogno di
ascoltare tanto per capire dove sono e dove il Signore chiama la nostra Comunità
ad andare! E con questo Consiglio non mi sono sentito solo e ho potuto percepire
la grandezza del Vangelo in questo tempo di nubi oscure che si aggirano un po’
dappertutto. In questi 4 anni abbiamo capito tante cose insieme, ma soprattutto
una: la sorgente del nostro lavoro e del nostro servizio non è mai scontata! La
Parola di Dio messa all’inizio della riunione del Consiglio ci ha richiamato
che lo Spirito parla e guida, anzitutto a partire da quell’ascolto, e ci mette
in gioco.
Riguardo al secondo punto: vedo che sono
tante le persone adulte che aspettano una chiamata a servire. Non abbiate paura
a farvi avanti! Nella Comunità c’è posto per tutti! Dimenticate esperienze
passate, magari deludenti; mettete da parte “le solite scuse”; ricordatevi
magari che io stesso o Maria Luisa, qualche tempo fa, vi abbiamo chiesto di farvi avanti e di
vedere come potersi coinvolgere, anche in poco e nella semplicità, “secondo le
capacità di ciascuno” (Mt 25,15).
Infine per il terzo punto: mi sembra
opportuno ricordarci vicendevolmente che, come ho già avuto modo di scrivere
(Insieme N°60), è piacevole constatare che alcuni fanno molto, ma è edificante
(ovvero “costruisce”…) imparare a fare meno e meglio! Meglio significa senza
chiacchiere e senza troppe lamentele! Infatti, persone “belle” e “fresche” ne
attirano di altre senza troppi discorsi! Diversamente, persone anche che fanno
tanto, che sembra che facciano tutto loro, criticando gli altri e sbuffando, allontanano!
Aggiungo ancora il famoso adagio: meglio 100 persone che fanno ognuna una cosa,
che una persona che fa 100 cose! Intanto continua la nostra … “campagna elettorale”!
Il
vostro parroco