Cari
amici e care amiche,
continua la nostra riflessione che vuole
rispondere a questa domanda: quali sono le condizioni di una
autentica esperienza di fede? E dicevamo che solo quando noi diamo tempo alla preghiera, allora i
nostri sensi possono essere “illuminati” e diventare così sensi “spirituali”,
ovvero che “sentono” ciò che è “di Gesù”: senza i “sensi spirituali” saremmo
“tagliati fuori” dalla vita di fede!
Supponiamo che una persona decida adesso di coltivare
il suo “sentire”, di coltivare “il senso della presenza di Gesù”: quasi
sicuramente penserà di pregare “quando se la sente”, ritenendo che la preghiera
corrisponda ad uno stato d’animo, possibilmente positivo, soddisfacente,
appagante … Magari come quando era piccola e le piaceva pregare, anzi, provava gusto a stare
davanti al Tabernacolo, mettersi in ginocchio davanti al letto prima di dormire
o leggere qualche pagina del Vangelo richiamata dalla catechista … Da grande,
però, bisogna scoprire che la preghiera è anche una fatica e un impegno! Come
tutte le relazioni di questo mondo anche la relazione con il Signore, se la si
lascia galleggiare sul mare della vita senza il nostro apporto, va presto,
molto presto, alla deriva … Si rimane cristiani di superficie, di “certificato”
perché battezzati, di “stato”, ma non perché lo si vuole, perché lo si diventa,
perché lo si sceglie … Cristiani – benevolmente rassegnati ad esserlo – che si
sono trovati tali solo perché nati qui e non perché convinti della bellezza di
seguire Gesù … Dunque, insieme al tempo, la preghiera necessita del nostro
“lavoro”, che significa ordinarietà e quotidianità, perché Dio, in questo “tran
tran”, lavora, scava, modella, aldilà delle nostre percezioni consapevoli e dei
nostri sentimenti … Pregare è anzitutto fare un atto di fede, non cercare uno
stato d’animo piacevole, gradevole, appassionante: il Signore ci precede, “è
già lì” quando noi decidiamo di incontrarLo! Certo, sono sempre possibili
scoraggiamenti, cadute di tono, marce indietro, addirittura deviazioni: non spaventiamoci!
Soprattutto non dobbiamo, per questo, cedere alla tentazione di “pregare di
meno”! Diventa, invece, determinante la perseveranza nella “fatica” della
preghiera, ricordando la Parola di Gesù: “Chi persevererà sino alla fine sarà
salvato” (Mt 24, 13). (fine terza parte)Il vostro parroco