giovedì 12 febbraio 2015

INSIEME n° 165 - 15 Febbraio 2015 - anno 4° dall'entrata nella nuova Chiesa

Cari amici e care amiche,
continua la nostra riflessione che vuole rispondere a questa domanda: quali sono le condizioni di una autentica esperienza di fede? E dicevamo che solo quando noi diamo tempo alla preghiera, allora i nostri sensi possono essere “illuminati” e diventare così sensi “spirituali”, ovvero che “sentono” ciò che è “di Gesù”: senza i “sensi spirituali” saremmo “tagliati fuori” dalla vita di fede!
Supponiamo che una persona decida adesso di coltivare il suo “sentire”, di coltivare “il senso della presenza di Gesù”: quasi sicuramente penserà di pregare “quando se la sente”, ritenendo che la preghiera corrisponda ad uno stato d’animo, possibilmente positivo, soddisfacente, appagante … Magari come quando era piccola e  le piaceva pregare, anzi, provava gusto a stare davanti al Tabernacolo, mettersi in ginocchio davanti al letto prima di dormire o leggere qualche pagina del Vangelo richiamata dalla catechista … Da grande, però, bisogna scoprire che la preghiera è anche una fatica e un impegno! Come tutte le relazioni di questo mondo anche la relazione con il Signore, se la si lascia galleggiare sul mare della vita senza il nostro apporto, va presto, molto presto, alla deriva … Si rimane cristiani di superficie, di “certificato” perché battezzati, di “stato”, ma non perché lo si vuole, perché lo si diventa, perché lo si sceglie … Cristiani – benevolmente rassegnati ad esserlo – che si sono trovati tali solo perché nati qui e non perché convinti della bellezza di seguire Gesù … Dunque, insieme al tempo, la preghiera necessita del nostro “lavoro”, che significa ordinarietà e quotidianità, perché Dio, in questo “tran tran”, lavora, scava, modella, aldilà delle nostre percezioni consapevoli e dei nostri sentimenti … Pregare è anzitutto fare un atto di fede, non cercare uno stato d’animo piacevole, gradevole, appassionante: il Signore ci precede, “è già lì” quando noi decidiamo di incontrarLo! Certo, sono sempre possibili scoraggiamenti, cadute di tono, marce indietro, addirittura deviazioni: non spaventiamoci! Soprattutto non dobbiamo, per questo, cedere alla tentazione di “pregare di meno”! Diventa, invece, determinante la perseveranza nella “fatica” della preghiera, ricordando la Parola di Gesù: “Chi persevererà sino alla fine sarà salvato” (Mt 24, 13). (fine terza parte)
                        Il vostro parroco