giovedì 22 gennaio 2015

INSIEME n° 162 - 25 Gennaio 2015 - anno 4° dall'entrata nella nuova Chiesa

Cari amici e care amiche,
nel numero precedente, chiedevamo di poter pensare di fronte al vociare riguardo al Sinodo della Famiglia, questa volta invece, di fronte a ciò che si è scatenato dai fatti di sangue di Parigi, chiediamo di imparare a pregare, come abbiamo fatto su invito dell’Arcivescovo al termine della Messa domenica scorsa. Però non possiamo rinunciare a pensare …
Fa pensare anzitutto il fatto che a nessuno sia venuto in mente di gridare o scrivere insieme a “Je suis Charlie” anche, ad esempio, “I am Nigeria” (“Io sono la Nigeria”), a fronte di 2000 morti ammazzati nei villaggi nigeriani in queste ultime settimane … Oppure “I am … altre parti del mondo”, semplicemente … dimenticate …
Fa pensare, poi, il fatto che pochi si ricordino che già fin dal 1986 l’allora Pontefice - San Giovanni Paolo II - convocò ad Assisi tutte le religioni per aiutarle a crescere considerando ogni tipo di violenza assolutamente estranea al proprio credo. Questo significa che già da molto tempo qualcuno sta usando il nome di Dio per far soggiornare la morte e la sofferenza nel giardino dell’umanità … Dio stesso si è già scomodato con un comandamento: “Non nominare il nome di Dio invano”, prevedendo uno dei peccati delle proprie creature, a cui ha dato il bene della libertà. Invano significa anche “sprecarLo” come timbro sopra gesti di violenza e di distruzione.  
Fa pensare, infine, come oggi venga ormai intesa la libertà:  una libertà senza limiti e senza regole, una libertà “onnipotente”. Per cui io sono libero anche di offendere le religioni, anzi devo poterlo fare proprio in nome della “libertà”. Arrivando a sostenere - come ha fatto un celebre comico - che “se qualcuno crede che esistano esseri invisibili, non può pretendere di offendersi quando questi esseri invisibili (e chi ci crede) sono presi in giro dalla satira … La religione è merce da ciarlatani … Un credente, finché non dimostra che l’essere invisibile in cui crede esiste, non ha alcun diritto di fare l’offeso …”. Il problema, dunque, sono io che credo! È capovolto il ragionamento: ho solo il dovere di rispettare chi bestemmia con vignette il mio Dio e nessun diritto di essere rispettato nel mio credo! Così chi fa girare per tutto il mondo vignette blasfeme rimane “libero”, mentre io devo ancora diventarlo! Libero dalla religione, qualsiasi essa sia, perché vincola un altro! Per questo motivo ho tenuto le distanze dal motto planetario scaturito dai fatti di Parigi, non per fare il diverso, né tantomeno per poco rispetto a chi è stato ucciso … Il rispetto dei sentimenti, anche religiosi, per me è un “limite” da mettere alla “libertà”, che è sempre una libertà PER (il bene), non libertà DI (offendere) …  Non è neppure un bel servizio, né culturale né professionale, beffeggiare le fedi religiose in nome della propria presunta superiorità intellettuale e delle proprie convinzioni, che a quel punto ritengono di essere le sole giuste e corrette e degne di … rispetto!
E, proprio alla fine, fa pensare questo fatto: la nostra libertà, con i suoi strumenti - che siano la lingua, la matita, la penna, il kalashnikov - siamo sicuri che non debba rendere mai conto a niente e a Nessuno? Nemmeno a se stessa, di fronte a certi suoi … prodotti …?
                        Il vostro parroco