Cari
amici e care amiche,
nel numero precedente, chiedevamo di poter
pensare di fronte al vociare riguardo al Sinodo della Famiglia, questa volta
invece, di fronte a ciò che si è scatenato dai fatti di sangue di Parigi,
chiediamo di imparare a pregare, come abbiamo fatto su invito dell’Arcivescovo
al termine della Messa domenica scorsa. Però non possiamo rinunciare a pensare
…
Fa pensare anzitutto il fatto che a nessuno
sia venuto in mente di gridare o scrivere insieme a “Je suis Charlie” anche, ad
esempio, “I am Nigeria” (“Io sono la Nigeria”), a fronte di 2000 morti ammazzati
nei villaggi nigeriani in queste ultime settimane … Oppure “I am … altre parti
del mondo”, semplicemente … dimenticate …
Fa pensare, poi, il fatto che pochi si
ricordino che già fin dal 1986 l’allora Pontefice - San Giovanni Paolo II - convocò
ad Assisi tutte le religioni per aiutarle a crescere considerando ogni tipo di
violenza assolutamente estranea al proprio credo. Questo significa che già da
molto tempo qualcuno sta usando il nome di Dio per far soggiornare la morte e
la sofferenza nel giardino dell’umanità … Dio stesso si è già scomodato con un
comandamento: “Non nominare il nome di Dio invano”, prevedendo uno dei peccati
delle proprie creature, a cui ha dato il bene della libertà. Invano significa
anche “sprecarLo” come timbro sopra gesti di violenza e di distruzione.
Fa pensare, infine, come oggi venga ormai
intesa la libertà: una libertà senza
limiti e senza regole, una libertà “onnipotente”. Per cui io sono libero anche
di offendere le religioni, anzi devo poterlo fare proprio in nome della “libertà”.
Arrivando a sostenere - come ha fatto un celebre comico - che “se qualcuno
crede che esistano esseri invisibili, non può pretendere di offendersi quando
questi esseri invisibili (e chi ci crede) sono presi in giro dalla satira … La
religione è merce da ciarlatani … Un credente, finché non dimostra che l’essere
invisibile in cui crede esiste, non ha alcun diritto di fare l’offeso …”. Il
problema, dunque, sono io che credo! È capovolto il ragionamento: ho solo il dovere di rispettare chi bestemmia
con vignette il mio Dio e nessun diritto di essere rispettato nel mio credo!
Così chi fa girare per tutto il mondo vignette blasfeme rimane “libero”, mentre
io devo ancora diventarlo! Libero dalla religione, qualsiasi essa sia, perché
vincola un altro! Per questo motivo ho tenuto le distanze dal motto planetario
scaturito dai fatti di Parigi, non per fare il diverso, né tantomeno per poco rispetto
a chi è stato ucciso … Il rispetto dei sentimenti, anche religiosi, per me è un
“limite” da mettere alla “libertà”, che è sempre una libertà PER (il bene), non
libertà DI (offendere) … Non è neppure un
bel servizio, né culturale né professionale, beffeggiare le fedi religiose in
nome della propria presunta superiorità intellettuale e delle proprie
convinzioni, che a quel punto ritengono di essere le sole giuste e corrette e
degne di … rispetto!
E, proprio alla fine, fa pensare questo
fatto: la nostra libertà, con i suoi strumenti - che siano la lingua, la
matita, la penna, il kalashnikov - siamo sicuri che non debba rendere mai conto
a niente e a Nessuno? Nemmeno a se stessa, di fronte a certi suoi … prodotti …?
Il
vostro parroco