giovedì 18 dicembre 2014

INSIEME n° 157 - 21 Dicembre 2014 - anno 4° dall'entrata nella nuova Chiesa

Cari amici e care amiche,
in prossimità delle festività natalizie noi cristiani ritroviamo - nonostante tutto – la vera gioia. Non la ritroviamo però nell’atmosfera che il turbine del commercio crea con i suoi richiami e le sue luminarie, anche se fanno piacere … Non la ritroviamo, poi, nell’opportunità culturale di vedere le diverse etnie riunite attorno ad un evento storico che ha cambiato il mondo nella recita natalizia nelle scuole: tale opportunità, infatti, la stanno pian piano ideologicamente occultando, impoverendo la cultura stessa … E non la ritroviamo certamente in chi – come già è costume in Spagna (Asturie) e nei paesi nordici – gode giustamente delle vacanze di Natale, ma senza augurarsi neppure più “Buon Natale”: soltanto “Buon inverno”! Noi, per fortuna, ritroviamo la gioia anche nelle altre tre stagioni! Infatti, la gioia dei cristiani, quella in questione, è quella evangelica, quella che - chi si dice cristiano  - ha conosciuto e impara a riconoscere nelle vicende delle vita, non sempre felici e propizie. La gioia evangelica non è non perdere mai il sorriso o avere quella velocità propria di un vincente, per cui in ogni situazione si è sempre pronti alla battuta, ad uno spirito positivo, a far finta che i problemi si possano anche per un giorno mettere tra parentesi: questo è la caricatura della gioia evangelica. Neppure è, la gioia evangelica, il prodotto diretto del nostro sforzo o dei nostri impegni: non c’è bisogno del Vangelo per cimentarsi a fare buon gioco a cattiva sorte! Chi crede in Gesù non si accontenta da sé, ma … “si fa contentare da Dio”! Ecco perché il cristiano ha trovato e ritrova sempre, soprattutto a Natale, la vera gioia: il disegno di Dio comincia a compiersi, si rivela la Sua Volontà di amare gli uomini senza misura, con la nascita di Gesù nel tempo. Una volontà di amare, quella di Dio, che poi si realizza pienamente nella Morte e Resurrezione di Gesù, proclamando che l’Amore concepito in termini di forza e di potenza umana è, in verità, la più grossa sconfitta umana. La gioia evangelica è quando la mia vita si appoggia e si costruisce pian piano attorno a questo “progetto perdente”, agli occhi umani. Il cristiano non ha bisogno di una forzata allegria per coprire i turbamenti dell’esistenza: la malattia, le circostanze che si incrociano sfavorevolmente, le sconfitte, i malintesi, le lontananze, i tradimenti … La gioia evangelica l’abbiamo trovata perché ci siamo un po’ coinvolti nella vicenda di questo Bambino e la ritroviamo andando da Lui: “Venite fedeli …”

                               Il vostro parroco