Cari amici e care amiche,
quando
rientro a casa alla sera dopo le benedizioni sento sulle spalle il delizioso
peso di incontri e domande che raccolgo nel giro delle vie del nostro
quartiere. “Delizioso” perché so di non essere solo a fare quel giro: ci sono
le preghiere di tanti che lo rendono comunque lieto e mi aiutano a ricordare che
il Pastore buono è Uno e il gregge appartiene a Lui. E “peso” perché faccio
fatica a lasciare fuori dalla porta le confidenze, i pianti, le lamentele, le
indicazioni e i volti di chi mi ha chiesto un parere, un suggerimento, un
aiuto. Senza contare chi implora una grazia particolare, chi mi aggredisce, chi
mi rimprovera, chi reclama un mio intervento in qualche questione, chi mi sollecita
un favore… No, questo non è un “lavoro” che può essere lasciato fuori di casa…
Non ce la faccio a lasciarlo “fuori”… Ma è anche vero che sperimento un certo
senso di impotenza... Certo, provo subito a dire qualcosa, come riesco, ma
comunque torno a casa avvolto come da un senso di “inutilità”… Allora, prima di
rientrare a casa, mi reco davanti al Tabernacolo. Quel “peso” lo consegno a
Gesù, secondo la sua Parola: “venite a me voi che siete affaticati e oppressi”
(Mt 11,28). Con Lui sento che il “giogo è dolce e il carico leggero” (Mt 11,30).
Capisco
anche che, forse, capita così nella vita di chiunque, non solo di un prete: ci
sono delle cose che non si riescono a risolvere, fatiche e problemi che
domandano di “essere portati”, chiedono di “essere caricati” sul groppone.
Intuisco che non è vero che c’è una soluzione per tutto: sicuramente non
nell’immediato… Anche se continua ad esserci qualcuno che pensa che un prete
debba avere in tasca una soluzione per tutto, che non debba sbagliare, che
debba essere sempre contento, mai stanco, sulla cresta dell’onda tutti i giorni.
Non esiste nessuno così, neanche una moglie per un marito e viceversa… Però,
finché c’è qualcuno che gira, che ascolta, che parla insieme alle persone, o
comunque c’è qualcuno che passa un pochino di tempo non solo con quelli che la
pensano come lui, con quelli che ti dicono sempre che va bene, ma anche con
quelli che hanno un’altra religione, con quelli che non ti aspettano, finché
c’è qualcuno, non solo un prete, che frequenta
la vita della gente, finché si condivide in qualche modo ansie e paure, allora,
insieme, si può attendere qualche sorpresa e un regalo di speranza.