Cari amici e care
amiche,
è bello girare
anche sotto la pioggia tra le case del nostro quartiere e incontrare tante
persone, le loro storie, il loro mondo.
Rimango
meravigliato da come la gente riesca a far fronte con grande forza d’animo, con
coraggio e con la fiducia nel Signore alle tante situazioni di difficoltà, di
malattia, ma anche alle situazioni quotidiane che riservano purtroppo a volte
brutte sorprese... Più giro nelle case e più mi accorgo dell’importanza della
famiglia, della comunione che in essa si crea, e della Comunità. Per sottolineare
tale importanza, rifletto e faccio memoria del fatto che ognuno di noi quando viene
al mondo non è autosufficiente e poi, pian piano, si incammina, volente o nolente,
verso una differente non autosufficienza (se invecchiamo diminuiscono le nostre
capacità!). Questi due momenti di vita, inizio e fine, sono la verifica che ognuno
di noi è prima di tutto comunione, compagnia, solidarietà, NON AUTONOMIA! Noi dobbiamo
arrivare all’autonomia (questo è l’obiettivo dell’educare), MA esattamente
DENTRO una comunione con gli altri, NON indipendentemente dagli altri o
addirittura facendone a meno! Ed è proprio la famiglia a ricordarmi che sono
stato bambino, cioè, non autosufficiente e conseguentemente che sono incamminato
verso una condizione, la quale può
arrivare ad una nuova non autosufficienza. Certo, chi desidera che questa
condizione si realizzi prima del tempo? Nessuno! Ma se mi rompo un piede, se
vengo operato di qualcosa, se resto a letto per qualche settimana, non sono per
caso non autosufficiente? Pur autonomo, se non sono dentro una comunione, una
solidarietà, un consorzio affettivo cosa mi succede?! Sono proprio gli altri,
la famiglia, la Comunità, quelli “della nostra rete”, della nostra
COMUNE-UNIONE che si attivano! Credo, insomma, che essere persone significhi
che l’autosufficienza (così tanto rivendicata da alcuni fino all’ultimo respiro!)
sia una condizione che può durare una manciata di decenni, ma non deve farci
scordare che la nostra vita inizia e finisce in una condizione diversa. Tale
condizione iniziale e finale, ci aiuta ad accettare che questo faccia parte
della nostra condizione umana che è anzitutto comunione, compagnia,
solidarietà, Comunità. Diversamente bisognerebbe augurarsi che quando uno perde
l’autosufficienza… muoia! E la morte, mi raccomando, deve essere solo
improvvisa! Anzi qualcuno ha fatto del famoso adagio la sua preghiera
fondamentale: “Signore fammi venire un colpo secco!”. Questa tendenza, che fa
sorridere, in realtà rivela un modello di vita dove l’autonomia è un ideale di
vita, quando si sa benissimo che può non essere così…
L’ideale
di vita, che in tante famiglie ho toccato con mano, è invece quello della
comunione e della solidarietà. Quell’ideale che forma persone sì autonome nel
loro percorso, ma che poi ritrovano cura e preoccupazione per loro quando diventano
non autosufficienti. E’ l’ideale di vita, né più né meno, dell’umanità e della
bellezza di vivere.