giovedì 20 novembre 2014

INSIEME n° 153 - 23 Novembre 2014 - anno 4° dall'entrata nella nuova Chiesa


Cari amici e care amiche,
è bello girare anche sotto la pioggia tra le case del nostro quartiere e incontrare tante persone, le loro storie, il loro mondo.
Rimango meravigliato da come la gente riesca a far fronte con grande forza d’animo, con coraggio e con la fiducia nel Signore alle tante situazioni di difficoltà, di malattia, ma anche alle situazioni quotidiane che riservano purtroppo a volte brutte sorprese... Più giro nelle case e più mi accorgo dell’importanza della famiglia, della comunione che in essa si crea, e della Comunità. Per sottolineare tale importanza, rifletto e faccio memoria del fatto che ognuno di noi quando viene al mondo non è autosufficiente e poi, pian piano, si incammina, volente o nolente, verso una differente non autosufficienza (se invecchiamo diminuiscono le nostre capacità!). Questi due momenti di vita, inizio e fine, sono la verifica che ognuno di noi è prima di tutto comunione, compagnia, solidarietà, NON AUTONOMIA! Noi dobbiamo arrivare all’autonomia (questo è l’obiettivo dell’educare), MA esattamente DENTRO una comunione con gli altri, NON indipendentemente dagli altri o addirittura facendone a meno! Ed è proprio la famiglia a ricordarmi che sono stato bambino, cioè, non autosufficiente e conseguentemente che sono incamminato verso una condizione, la quale  può arrivare ad una nuova non autosufficienza. Certo, chi desidera che questa condizione si realizzi prima del tempo? Nessuno! Ma se mi rompo un piede, se vengo operato di qualcosa, se resto a letto per qualche settimana, non sono per caso non autosufficiente? Pur autonomo, se non sono dentro una comunione, una solidarietà, un consorzio affettivo cosa mi succede?! Sono proprio gli altri, la famiglia, la Comunità, quelli “della nostra rete”, della nostra COMUNE-UNIONE che si attivano! Credo, insomma, che essere persone significhi che l’autosufficienza (così tanto rivendicata da alcuni fino all’ultimo respiro!) sia una condizione che può durare una manciata di decenni, ma non deve farci scordare che la nostra vita inizia e finisce in una condizione diversa. Tale condizione iniziale e finale, ci aiuta ad accettare che questo faccia parte della nostra condizione umana che è anzitutto comunione, compagnia, solidarietà, Comunità. Diversamente bisognerebbe augurarsi che quando uno perde l’autosufficienza… muoia! E la morte, mi raccomando, deve essere solo improvvisa! Anzi qualcuno ha fatto del famoso adagio la sua preghiera fondamentale: “Signore fammi venire un colpo secco!”. Questa tendenza, che fa sorridere, in realtà rivela un modello di vita dove l’autonomia è un ideale di vita, quando si sa benissimo che può non essere così…
L’ideale di vita, che in tante famiglie ho toccato con mano, è invece quello della comunione e della solidarietà. Quell’ideale che forma persone sì autonome nel loro percorso, ma che poi ritrovano cura e preoccupazione per loro quando diventano non autosufficienti. E’ l’ideale di vita, né più né meno, dell’umanità e della bellezza di vivere. 
Il vostro parroco