Cari
amici e care amiche,
la
riflessione sul numero 50 termina con un piccolo elogio della solitudine. Non
certo quella “negativa” di chi si tiene a distanza dagli altri o quella che
tiene volontariamente gli altri distanti da sé... bensì quella solitudine
rappresentata da quell’abitare con se stessi. E ne parlo, appunto, avendo raggiunto
l’età adulta. Infatti, mentre la giovinezza è il tempo della espansione, della
ricerca di quella persona che si intende essere, dei sogni da realizzare, un
tempo “fuori da noi stessi”, protesi “all’esterno”, arriva poi il tempo del
ritornare “dentro noi stessi”, quello della interiorizzazione, quello nel quale
ci si sforza di distinguere gli idoli dalla verità, le proiezioni dalla realtà,
le cose che valgono una notte e quelle che siccome – valgono davvero –
impegnano una vita intera… E’ proprio nel coraggio del silenzio della
solitudine – soli con noi stessi – che emergono le domande importanti: c’è
qualcuno che sta vivendo al posto mio? Cosa mi connota in maniera essenziale e
che cosa è superfluo di me? Ho consegnato la mia energia vitale a qualche
illusione? Ho rincorso qualche miraggio? Che cosa mi è caro? Di che cosa non
potrei fare mai a meno? Cosa c’è in più nel mio quotidiano? E’ in questa cura dell’anima che ritrovo la
solitudine autentica, quella che crea quella distanza, quel vuoto, quello
stacco, abitando il quale posso ritornare in modo signorile, sciolto, sovrano,
alla mia esistenza. Soprattutto a questa età, nella quale c’è la tentazione di
vivere con lo stesso slancio e lo stesso ardore di quando si era giovani!
Quando la parola “impossibile” non entrava mai nel vocabolario! C’è una sorta
di resa – credo – da imparare, una segreta
e difficile vittoria da raggiungere: arrendersi alla vita, assecondare
il corso degli eventi, lasciare che la vita stessa imponga le sue salite e le
sue discese. Capisco che se voglio “vivere” autenticamente devo dare spazio
alla vita stessa, che ha una sua alchimia e una sua legge propria. Anche perché
il tempo è breve e le forze non hanno riserve illimitate! Ecco allora l’amica
solitudine che aiuta a ritrovare la giusta dimensione, il gusto della
fraternità e dell’amicizia, la passione del perdono, l’arte di medicare le
ferite proprie e degli altri, l’esercizio di controllare delusioni e speranze.
Essa ci aiuta a non perdere la nostra identità e a vivere la nostra storia e
non semplicemente parte di essa.
Non
vorrei una vita senza anima…