giovedì 6 novembre 2014

INSIEME n° 151 - 9 Novembre 2014 - anno 4° dall'entrata nella nuova Chiesa

    Cari amici e care amiche,
la riflessione sul numero 50 termina con un piccolo elogio della solitudine. Non certo quella “negativa” di chi si tiene a distanza dagli altri o quella che tiene volontariamente gli altri distanti da sé... bensì quella solitudine rappresentata da quell’abitare con se stessi. E ne parlo, appunto, avendo raggiunto l’età adulta. Infatti, mentre la giovinezza è il tempo della espansione, della ricerca di quella persona che si intende essere, dei sogni da realizzare, un tempo “fuori da noi stessi”, protesi “all’esterno”, arriva poi il tempo del ritornare “dentro noi stessi”, quello della interiorizzazione, quello nel quale ci si sforza di distinguere gli idoli dalla verità, le proiezioni dalla realtà, le cose che valgono una notte e quelle che siccome – valgono davvero – impegnano una vita intera… E’ proprio nel coraggio del silenzio della solitudine – soli con noi stessi – che emergono le domande importanti: c’è qualcuno che sta vivendo al posto mio? Cosa mi connota in maniera essenziale e che cosa è superfluo di me? Ho consegnato la mia energia vitale a qualche illusione? Ho rincorso qualche miraggio? Che cosa mi è caro? Di che cosa non potrei fare mai a meno? Cosa c’è in più nel mio quotidiano? E’ in questa cura dell’anima che ritrovo la solitudine autentica, quella che crea quella distanza, quel vuoto, quello stacco, abitando il quale posso ritornare in modo signorile, sciolto, sovrano, alla mia esistenza. Soprattutto a questa età, nella quale c’è la tentazione di vivere con lo stesso slancio e lo stesso ardore di quando si era giovani! Quando la parola “impossibile” non entrava mai nel vocabolario! C’è una sorta di resa – credo – da imparare, una segreta  e difficile vittoria da raggiungere: arrendersi alla vita, assecondare il corso degli eventi, lasciare che la vita stessa imponga le sue salite e le sue discese. Capisco che se voglio “vivere” autenticamente devo dare spazio alla vita stessa, che ha una sua alchimia e una sua legge propria. Anche perché il tempo è breve e le forze non hanno riserve illimitate! Ecco allora l’amica solitudine che aiuta a ritrovare la giusta dimensione, il gusto della fraternità e dell’amicizia, la passione del perdono, l’arte di medicare le ferite proprie e degli altri, l’esercizio di controllare delusioni e speranze. Essa ci aiuta a non perdere la nostra identità e a vivere la nostra storia e non semplicemente parte di essa.
Non vorrei una vita senza anima…
                        Il vostro parroco