giovedì 23 ottobre 2014

INSIEME n° 149 - 26 Ottobre 2014 - anno 4° dall'entrata nella nuova Chiesa

    Cari amici e care amiche,
si sono compiuti per me 50 anni! E’ un dono della vita raggiungere questo numero, ed è anche occasione di bilanci e di riflessioni che vorrei condividere con voi.
Anzitutto il numero 50 dice che non sono più giovane! Capisco che l’età della giovinezza, per quanto bella e affascinante non è fine a se stessa… Capisco che la mia verità non è in una certa età, magari quella più invidiabile, si trova invece “oltre”, è in un cammino, in una trasformazione… Ogni età ha le sue fatiche, le sue particolarità, le sue gioie, ma ogni età “è cammino”, non è a se stante, guarda sempre avanti! Posso dunque dire di “essere stato”giovane ed ora di “essere diventato adulto”! E anche questa è una tappa, una stagione, da vivere!
Il numero 50, poi, dice che c’è stato un “anno zero”, ma soprattutto che – prima ancora – non c’ero!!! Qui c’è un’altra verità che mi piace richiamare quando faccio gli incontri con i genitori: ovvero che io non ho scelto di esistere! Mi sono trovato al mondo, senza essere consenziente: infatti neppure mi ricordo di essere nato, si ricordano gli altri! Sarò cosciente alla mia fine, ma non lo posso essere del mio inizio… Questo mi affascina, mi fa sentire “figlio”, principio non assoluto di me stesso: non c’ero prima della mia entrata in scena! Ne ricavo, allora,  un sanissimo senso di piccolezza se la mia esistenza, fin da principio, è sottratta al mio potere ed al mio volere… Quante cose, infatti, la vita prospetta e impone:  nascita, crescita, distacchi, maturità. E poi mi aspetto indebolimento, malattia e infine morte, alla quale devo e posso acconsentire volentieri. In altre parole, come disse un filosofo: “nessuno è al mondo senza valige”!
Ancora, il numero 50 è incarnato in una persona: la mia. Ora, io sono amministratore da 50 anni di questo pezzettino di terra che è la mia esistenza alla quale ho dato una forma, uno stile, un modo di parlare e di rendermi presente che, appunto, è il mio, quello che mi contraddistingue. Ho “preso una piega” e mi sono “impiegato” per stare al mondo - per un certo tempo – e dare il mio personale contributo: la mia vita è un piccolo, piccolissimo, minuscolo feudo, ma prezioso, assegnato a me, da coltivare e custodire con attenzione, ma anche con un tocco specifico che compete solo a me. Nessuno prima di me e nessuno dopo di me potrà vivere questa esperienza al posto mio! E proprio per il fatto che un giorno scomparirò, il mondo non potrà mai più avere un altro come me!!! Certo, la vita di questi 50 anni mi ha portato - anche inevitabilmente - a scommettere sulle cose che ho fatto, sulle cose che sono riuscito a fare, sulle mie imprese “all’esterno”, rischiando di perdere questa ricchezza di poter dire “io”, rischiando di non abitare più presso di me, nella mia dimensione interiore che è la mia unicità, quella che fa esclamare al salmista: “Che cosa è l’uomo perché te ne ricordi?... Eppure lo hai fatto poco meno di un dio, di gloria e onore lo hai coronato...” (Salmo 8).
E siccome queste riflessioni non sono finite (finiranno?!), mi piacerebbe continuarle anche la prossima volta. (fine prima parte)
                        Il vostro parroco