giovedì 9 ottobre 2014

INSIEME n° 147 - 12 Ottobre 2014 - anno 4° dall'entrata nella nuova Chiesa

    Cari amici e care amiche,
la nostra Comunità cristiana cittadina vive un momento speciale: la Cresima di tutti i ragazzi e ragazze delle nostre parrocchie di Pioltello! Per i nostri anche il momento dell’ammissione alla Pasqua domenicale con la prima Comunione e per tre di loro i Sacramenti dell’iniziazione cristiana. Anche questo evento cittadino desideriamo accompagnarlo con la nostra preghiera.
Quando il Vescovo mi aveva dato facoltà di amministrare la Cresima negli anni scorsi, ricordo l’emozione di quel momento, mia e dei cresimandi. Anzitutto la crismazione, il segno con l’olio santo e profumato sulla fronte: li guardavo negli occhi e, anche se qualcuno li teneva bassi per l’emozione, negli occhi di tutti gli altri mi pareva di scorgere i loro desideri belli, la loro interiorità pulita, la loro umanità “sana”… E pregavo dentro di me: “Signore, fa’ che non si perdano, fa’ che rimangano nella Comunità e camminino con Te”. Poi guardavo i padrini e le madrine (cercando di trattenermi nei pensieri nel vedere qualche abito fuori posto o inopportuno per l’occasione): vedevo quella mano sulla spalla, stretta forte, e pregavo dicendo: “Signore, che trovino sempre sul loro cammino guide sicure e pronte a sostenerli”. Ancora: l’imposizione delle mani che facevo su ciascuno: era il segno della “chiamata” dello Spirito Santo su di loro e pregavo fortemente che quello stesso Spirito che mi aveva consacrato prete, si ponesse nella vita di ognuno di loro per guidarli come figli di Dio, come Gesù. C’era anche il gesto della “sberla”… affettuosa, che di solito passa inosservato o come un gesto folcloristico… E’comunque una sberla (sberletta perché è data con simpatia senza nessuna violenza!) perché sta ad indicare quella forza necessaria per diventare grandi, adulti, responsabili, per compiere il proprio dovere con rettitudine e fedeltà: cose che sembrano fuori moda… Mi tornava alla mente il fatto di aver sgridato in oratorio qualcuno di loro dopo aver commesso una bravata, ma avevano detto la verità, che erano stati proprio loro! Ho letto nel loro volto la soddisfazione di essere stato sincero: ecco, ci vuole forza, coraggio… E alla fine della Celebrazione un po’ timoroso mi domandavo : “che ne sarà di questi ragazzi e di queste ragazze?”. E guardandoli correre felici verso le loro famiglie dicevo al Signore: “anche noi abbiamo voluto loro bene, Tu lo sai. E lo sanno anche loro”.
                        Il vostro parroco