giovedì 25 settembre 2014

INSIEME n° 145 - 28 Settembre 2014 - anno 4° dall'entrata nella nuova Chiesa

       Cari amici e care amiche,
la festa dell’oratorio ci aiuta a ripensare l’importanza della sua presenza all’interno di un quartiere di una città. Proprio questo orizzonte è il punto di partenza, il punto prospettico per cogliere la funzione dell’oratorio, che è cambiata rispetto al ricordo che tanti di noi ancora hanno.
A proposito: i ricordi sono importanti per andare avanti, ma sognare continuamente la pur bella ed esaltante esperienza di oratorio ormai passata a volte non aiuta… Perché è cambiata la situazione, il quartiere, e tanto altro… Riferirsi unicamente a 30, 40, 50 anni fa, può portare – a lungo andare – a scoraggiare coloro che hanno a che fare quotidianamente con l’oratorio. Per non parlare dei “profeti di sventura” che vedono solo nel passato il giusto e il bello, mentre ciò che a fatica si cerca di tirare in piedi sarà sempre insufficiente e mai eguaglierà il mitico “passato”… La frase da manuale è “Quelli sì che erano tempi! Quello sì che era l’oratorio!”.
Dunque, proprio il fatto di pensarsi come oratorio dentro un quartiere e dentro una città offre la giusta dimensione per agire: con gli altri oratori, insieme, condividendo il progetto educativo su adolescenti, giovani, ragazzi, come abbiamo fatto quest’estate con i campi estivi, come cerchiamo di fare nei cammini per preadolescenti, adolescenti, giovani, come ci sforziamo di fare anche tra noi parroci e operatori pastorali. Il Regno di Dio è troppo coinvolgente ed esigente per ragionare “a campanili”! Condividendo forze, energie, risorse, sarà più facile dare alle nostre proposte il sapore della prossimità, il gusto dell’ascolto e lo sguardo sempre rispettoso, pieno di compassione, per i ritmi di tutti, sostenendo e incoraggiando così a maturare nella vita secondo Cristo.
Infatti questo è l’obiettivo dell’oratorio: accompagnare a Gesù perché ragazzi, adolescenti e giovani crescano, incontranLo, nello stile del Vangelo. Tutto deve poter concorrere a questo attraverso gli educatori, messaggeri di proposte alte: sono loro per primi a custodire la gioia dell’incontro con il Risorto e la bellezza della fraternità. Anche ogni adulto dovrebbe sentirsi un po’ un educatore quando entra in oratorio, mettendo da parte quella brutta tendenza di avere in mente a che cosa può servire a lui l’oratorio, se in oratorio si balla o si mangia! Perché l’oratorio non è un centro sociale! In oratorio, invece, l’adulto viene anzitutto per offrire, per rendersi disponibile, per incoraggiare a maturare nella vita cristiana i nostri “cuccioli d’uomo”. Noi adulti dovremmo – come Mosè davanti al roveto ardente (Es 3,5) -  “toglierci i sandali” davanti alla terra sacra dei giovani, adolescenti e ragazzi e, con responsabilità e cuore, condurli nella terra promessa che Dio ha promesso a ciascuno di loro, soprattutto quelli che si sentono erranti e smarriti, come in un deserto…
                    Il vostro parroco