Cari
amici e care amiche,
abbiamo
iniziato la nostra festa patronale il 12 settembre con le confessioni perché fa
festa chi si sente salvato da un Amore più grande, chi si sente al sicuro
qualsiasi cosa dovesse succedere, anche di rimanere l’ultimo al mondo a credere
che Dio in Gesù ci ha voluto così bene da morire per noi. Fa festa, lunedì 15
settembre, chi incontrerà i preti che hanno servito la Comunità, perché loro ci
ricordano che si sa il Vangelo quando “si sa” di Vangelo, quando la vita parla,
anche sottovoce, senza schiamazzi, con lo stile di Gesù. Fa festa chi,
mercoledì 17 settembre, anche per curiosità, finalmente, si lascerà provocare
nel silenzio dal dipinto maestrale di Van Gogh “I primi passi”, che allude al
tema di questo anno pastorale: “la comunità educante”. Si comprenderà che evangelizzare
è anzitutto farsi evangelizzare e che educare è prima di tutto lasciarsi
educare da Dio. Fa festa anche chi, assetato di finezza e di cultura, si
lascerà attirare e affascinare dall’evento del concerto di sabato 20 settembre.
Faranno festa tutti quelli del quartiere che abbiamo invitato per domenica 21: le
bancarelle, gli stand, gli intrattenimenti, il ristoro, le realtà associative presenti
nel quartiere, la Pro Loco, gli sport, la pesca di beneficienza, la Messa, la
processione, la serata danzante… Infine, la festa includerà il ricordo orante
per tutti i defunti della nostra Comunità deceduti nello scorso anno pastorale:
anche loro fanno parte della nostra famiglia… Ci ritroveremo per la Messa di
lunedì 22, al termine della quale daremo uno sguardo complessivo all’economia
di casa nostra, per aiutarci a comprendere correttamente e in verità anche
questo aspetto comunitario.
E’ lo
Spirito del Signore che ci ispira a guardare a tutti come membri di una stessa
famiglia, ma soprattutto ci aiuta a non invitare la gente per una proposta
anonima di carattere solo “orizzontale”: le tantissime persone desiderose di
dare alla propria vita una autentica prospettiva di fede resterebbero
profondamente deluse… E facciamo festa anche noi, specialmente con la nostra
presenza a tutti gli appuntamenti, per “dare corpo” alla festa e all’invito e
per testimoniare la “verticalità” che ci anima, quella che ci aiuta a non
trasformarci in un ghetto nel quale si vivono relazioni esclusive, dove si difendono
gelosamente piccole posizioni di potere personale, dove si tende a pensarla
tutti alla maniera di pochi, dove si pratica pacificamente la chiacchiera.
Vieni alla
festa: dire “domani” sarebbe come dire, “mai”…
Il
vostro parroco