giovedì 4 settembre 2014

INSIEME n° 142 - 7 Settembre 2014 - anno 4° dall'entrata nella nuova Chiesa

       Cari amici e care amiche,
la diagnosi che tutti facciamo di quest’estate è quella di un’estate strana, anomala, a causa della prevalenza di giorni brutti, piovosi, freddi… Una diagnosi corale e indiscutibile, tant’è che ognun ne parla…
Anche perché noi siamo assai abituati a fare… “diagnosi”! Una parola che – come tante in italiano – derivano dal greco diàgnosis che significa “giudizio”, “valutazione”. Siamo proprio portati  a diagnosticare, a giudicare, a denunciare… Certo, su alcune questioni non si può tacere: ma non sono già in tanti (troppi) a stigmatizzare questo mondo che non funziona? Ora ci si mette anche l’estate! E’ finita anche lei nella grande pentola ribollente delle cose che non vanno, peraltro facilmente diagnosticabili… Forse il cristiano, il discepolo di Gesù, non potrebbe aiutare, invece, a scorgere che c’è un Bene al lavoro da tanto? Certo, non è sempre facile, anzi… Dedicarsi alla denuncia con costanza e abitudine uccide la speranza… Non solo. Gli esperti dicono che noi viviamo in una “cultura della diagnosi”, ovvero dove è più facile (non facile) parlare, parlare, parlare (denunciare, denunciare, denunciare  – giudicare, giudicare, giudicare, etc etc ) senza – così - lasciarsi troppo interpellare, senza esserne più di tanto coinvolti: uno può tranquillamente tornare agli affari suoi dopo “aver diagnosticato”, appunto…
Più impegnativa, invece, è la “cultura della cura”, della “terapia”: questo modo di intendere, infatti, al contrario della diagnosi, “ti porta dentro”, non ti lascia indenne, ti prende… Un  dottore ti dice che hai un brutto male (diagnosi) e poi se ne va a casa sua, il suo compito è finito lì. Ma non finisce lì se il dottore accetta la sfida della cura e della terapia con te, si lascia coin volgere, senza sapere per quanto tempo…!

Allora: è troppo facile diagnosticare che è stata un’estate strana; più difficile dire perché è stata – comunque - per un discepolo di Gesù, sicuramente una buona estate. Che tra l’altro non è finita…
                    Il vostro parroco