giovedì 19 giugno 2014

INSIEME n° 141 - 22 Giugno 2014 - anno 4° dall'entrata nella nuova Chiesa

       Cari amici e care amiche,
ci auguriamo una buona estate, “buona” nel senso che ci aiuti a ritrovare noi stessi attraverso momenti di stacco, di svago, di ferie. Infatti è molto facile “perdere se stessi” negli impegni quotidiani e nelle vicende piccole e grandi di ogni giorno… Si “perde se stessi” anche quando ci si lascia sequestrare dalle delusioni che ci procurano gli altri e  da quelle che ci procuriamo con le nostre scelte e parole sbagliate, anche se – spesso - tendiamo a sentirci comunque “giusti”… Si “perde se stessi”, infine, nella corsa e  nella fretta, in quel “dover” essere sempre raggiungibili, sempre a disposizione, sempre connessi, a causa di tutti gli strumenti tecnologici a nostra disposizione: per cui c’è sempre da scusarsi se qualcuno dichiara di non essere riuscito a mettersi in contatto con noi!
Perdere se stessi, dunque, significa perdere i significati per vivere, perdere il senso dell’alzarsi al mattino e di tutte le fatiche che l’aprire gli occhi comporta: vuol dire una cosa che non ci si può permettere, ovvero vivere senza anima, senza spirito…
Diventa importante, allora, soprattutto in alcuni momenti propizi come l’estate, “abitare con se stessi”: io direi che in ogni giorno dovrebbe essere riservato e garantito uno spazio di solitudine, nel quale – per chi crede – si abita anche con Dio, oltre che con sé…
La solitudine, però, non è di moda, poiché viene associata al concetto di abbandono, di malattia, di anziani lasciati a se stessi e quindi associata a sentimenti di paura, di angoscia, di impotenza. Ma solo da essa fluisce la nostra consapevolezza, il nostro rapporto con noi stessi, base per il rapporto con gli altri e con Dio… Infatti nella solitudine ci poniamo coraggiosamente le domande vere e brucianti della vita; nella solitudine – soli con noi stessi – ci prendiamo cura di tutto quello che succede dentro di noi, che è l’eco di tutto quello che vediamo, sentiamo, proviamo, tocchiamo, assaporiamo, e lo possiamo faticosamente ordinare per ritornare alla nostra esistenza in modo signorile, sciolto e sovrano. Nella solitudine impariamo l’essenziale e diventiamo adulti, capiamo che non si può lottare contro la vita, ma che essa va assecondata come una benedizione promettente, capiamo che le energie diminuiscono e il tempo si fa breve, capiamo “cosa ne vale la pena”… Insomma, la solitudine è una cara amica che, se ci raggiunge, ci aiuta a riprendere il nostro cammino con il ritmo rilassato e riappacificato: buona estate!
                    Il vostro parroco