Cari
amici e care amiche,
ci auguriamo
una buona estate, “buona” nel senso che ci aiuti a ritrovare noi stessi
attraverso momenti di stacco, di svago, di ferie. Infatti è molto facile “perdere
se stessi” negli impegni quotidiani e nelle vicende piccole e grandi di ogni
giorno… Si “perde se stessi” anche quando ci si lascia sequestrare dalle
delusioni che ci procurano gli altri e da
quelle che ci procuriamo con le nostre scelte e parole sbagliate, anche se –
spesso - tendiamo a sentirci comunque “giusti”… Si “perde se stessi”, infine,
nella corsa e nella fretta, in quel
“dover” essere sempre raggiungibili, sempre a disposizione, sempre connessi, a
causa di tutti gli strumenti tecnologici a nostra disposizione: per cui c’è
sempre da scusarsi se qualcuno dichiara di non essere riuscito a mettersi in
contatto con noi!
Perdere se
stessi, dunque, significa perdere i significati per vivere, perdere il senso
dell’alzarsi al mattino e di tutte le fatiche che l’aprire gli occhi comporta:
vuol dire una cosa che non ci si può permettere, ovvero vivere senza anima,
senza spirito…
Diventa
importante, allora, soprattutto in alcuni momenti propizi come l’estate,
“abitare con se stessi”: io direi che in ogni giorno dovrebbe essere riservato
e garantito uno spazio di solitudine, nel quale – per chi crede – si abita
anche con Dio, oltre che con sé…
La
solitudine, però, non è di moda, poiché viene associata al concetto di
abbandono, di malattia, di anziani lasciati a se stessi e quindi associata a
sentimenti di paura, di angoscia, di impotenza. Ma solo da essa fluisce la nostra
consapevolezza, il nostro rapporto con noi stessi, base per il rapporto con gli
altri e con Dio… Infatti nella solitudine ci poniamo coraggiosamente le domande
vere e brucianti della vita; nella solitudine – soli con noi stessi – ci prendiamo
cura di tutto quello che succede dentro di noi, che è l’eco di tutto quello che
vediamo, sentiamo, proviamo, tocchiamo, assaporiamo, e lo possiamo faticosamente
ordinare per ritornare alla nostra esistenza in modo signorile, sciolto e
sovrano. Nella solitudine impariamo l’essenziale e diventiamo adulti, capiamo
che non si può lottare contro la vita, ma che essa va assecondata come una
benedizione promettente, capiamo che le energie diminuiscono e il tempo si fa
breve, capiamo “cosa ne vale la pena”… Insomma, la solitudine è una cara amica
che, se ci raggiunge, ci aiuta a riprendere il nostro cammino con il ritmo
rilassato e riappacificato: buona estate!
Il
vostro parroco