Cari
amici e care amiche,
stare, per
quanto riesco, con il popolo dell’oratorio feriale, è di grande stimolo a
riflettere. Ad esempio: ogni bambino e bambina arriva all’oratorio feriale e
“porta con sé” i suoi genitori; li ha scritti sul volto, negli atteggiamenti,
nei ragionamenti…
Ed è così
per ciascuno di noi, finchè non si cresce e ci si “distanzia” dai genitori, nel
senso che facciamo noi delle scelte e teniamo dei comportamenti; non
necessariamente “come” i nostri genitori, tant’è che qualche genitore può
esclamare: “non riconosco più mio figlio!”.
Questi accenni
ci fanno molto pensare… Infatti il rapporto con i genitori non è scontato di
per sé! Addirittura conosciamo genitori che non “sentono” più i propri figli e
viceversa… Non per niente esiste un comandamento: “Onora tuo padre e tua madre,
perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore tuo Dio ti dà”
(Esodo 20,12). Mi ha sempre colpito il fatto che Dio non comandi di amare i genitori, ma di onorarli: ovvero di riconoscere tutto il
peso che essi hanno avuto nell’iniziarci all’avventura della vita, a una storia
possibile, nell’iniziarci a noi stessi. Ed è un comando: proprio perché non è
facile di per sé! E il comandamento lega alla sua realizzazione la promessa di
prolungare i propri giorni sulla terra!
I nostri
genitori sono le sorgenti della nostra storia, ma con essi non ci si deve né
identificare, né da loro bisogna semplicemente… emanciparsi: questi sono due
modi errati di “onorare” i propri genitori. Onorare i genitori significa
anzitutto accettare che noi siamo anche
i nostri genitori; significa riconciliarsi
con loro perché, di fatto, la nostra storia un po’ è già stata fatta prima che
noi nascessimo, quella storia da cui veniamo che ha un cognome, la trasmissione
di uno stile di vita, di paure, di pregiudizi, di visione di vita… E’ la valigia
che ci porteremo sempre appresso!
E, penso, che
nessuno può diventare veramente padre o madre, ovvero principio di una storia
nuova, senza riconoscere la propria verità di essere anzitutto.. figlio! Quando
noi siamo entrati in scena c’era già nel pacchetto il volto di nostra madre e
di nostro padre, una parte della nostra vita sottratta alle nostre scelte e al
nostro volere.
In questo
senso esiste un destino, quello che
ciascuno di noi deve riconoscere, accettare e onorare “perchè si prolunghino i
tuoi giorni”.
Il
vostro parroco