giovedì 12 giugno 2014

INSIEME n° 140 - 15 Giugno 2014 - anno 4° dall'entrata nella nuova Chiesa

       Cari amici e care amiche,
stare, per quanto riesco, con il popolo dell’oratorio feriale, è di grande stimolo a riflettere. Ad esempio: ogni bambino e bambina arriva all’oratorio feriale e “porta con sé” i suoi genitori; li ha scritti sul volto, negli atteggiamenti, nei ragionamenti…
Ed è così per ciascuno di noi, finchè non si cresce e ci si “distanzia” dai genitori, nel senso che facciamo noi delle scelte e teniamo dei comportamenti; non necessariamente “come” i nostri genitori, tant’è che qualche genitore può esclamare: “non riconosco più mio figlio!”.
Questi accenni ci fanno molto pensare… Infatti il rapporto con i genitori non è scontato di per sé! Addirittura conosciamo genitori che non “sentono” più i propri figli e viceversa… Non per niente esiste un comandamento: “Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore tuo Dio ti dà” (Esodo 20,12). Mi ha sempre colpito il fatto che Dio non comandi di amare i genitori, ma di onorarli: ovvero di riconoscere tutto il peso che essi hanno avuto nell’iniziarci all’avventura della vita, a una storia possibile, nell’iniziarci a noi stessi. Ed è un comando: proprio perché non è facile di per sé! E il comandamento lega alla sua realizzazione la promessa di prolungare i propri giorni sulla terra!
I nostri genitori sono le sorgenti della nostra storia, ma con essi non ci si deve né identificare, né da loro bisogna semplicemente… emanciparsi: questi sono due modi errati di “onorare” i propri genitori. Onorare i genitori significa anzitutto accettare che noi siamo anche i nostri genitori; significa riconciliarsi con loro perché, di fatto, la nostra storia un po’ è già stata fatta prima che noi nascessimo, quella storia da cui veniamo che ha un cognome, la trasmissione di uno stile di vita, di paure, di pregiudizi, di visione di vita… E’ la valigia che ci porteremo sempre appresso!
E, penso, che nessuno può diventare veramente padre o madre, ovvero principio di una storia nuova, senza riconoscere la propria verità di essere anzitutto.. figlio! Quando noi siamo entrati in scena c’era già nel pacchetto il volto di nostra madre e di nostro padre, una parte della nostra vita sottratta alle nostre scelte e al nostro volere.
In questo senso esiste un destino, quello che ciascuno di noi deve riconoscere, accettare e onorare “perchè si prolunghino i tuoi giorni”.
                    Il vostro parroco