Cari amici e care
amiche,
nei giorni scorsi, della Settimana Santa, e
durante la Quaresima ci siamo raccontati “le nostre storie”, nelle confessioni
e nei colloqui. Il raccontare avviene abbastanza spesso, ed è importante
soprattutto per i lontani, per quelli che stanno ai margini della Comunità e della
Chiesa e anche per quelli che… “teniamo ai margini”… Queste persone “periferiche”
sono attratte da quello che raccontiamo di autentico, cioè da quello che è
riferito alla nostra esperienza, soprattutto di fede e di ricerca. Le cose
migliori di cui noi parliamo, infatti, sono quelle che parlano di ciò che siamo e
viviamo, della direzione in cui andiamo! Le persone “lontane”, invece,
capiscono subito se le tue sono solo chiacchiere ed abitudine a parlare male
degli altri, se è quel criticare tutto e tutti senza il coraggio e l’onestà di verificare
quello che si dice, “accontentandosi” del “sentito dire”. Come è importante,
allora, raccontare la storia fondamentale della nostra vita, le nostre piccole
storie, di come Gesù si è rivelato nella mia vita, di come si è fatto compagno
della mia strada, di cosa Lui mi ha fatto capire. E’ importante anche perché mi
accorgo che la mia storia non parla semplicemente di me, parla anche della mia
famiglia, degli amici, del mio quartiere, della mia cultura… La mia storia, mentre la racconto, si
chiarisce a me e divento comprensibile… a me stesso! Chi mi ascolta viene
affascinato dalla storia e si interroga sulla sua. Se poi è alla ricerca, si
avvicinerà per ascoltare ancora, e poi ancora e poi ancora… Perché la fede
nasce dall’ascolto. Ascoltare Dio nella Storia, la storia di Gesù, la tua
storia. E’ ancora e sempre Pasqua.
Il
vostro parroco