giovedì 13 marzo 2014

INSIEME n° 127 - 16 Marzo 2014 - anno 4° dall'entrata nella nuova Chiesa

Cari amici e care amiche,
il 12 marzo del 2011, con la Pasqua domenicale anticipata del sabato sera, prima domenica di Quaresima, la nostra Comunità cominciava a ritrovarsi in maniera definitiva nella nostra nuova chiesa parrocchiale. Iniziamo, allora, il quarto anno di “uso” della nuova struttura parrocchiale, sognata da don Gianni e concretizzata da don Felice, con la Comunità tutta. Capisco, da questa ricorrenza, di appartenere ad una storia a cui posso essere solo grato, come l’ultimo arrivato! Sento mie le parole di Gesù ai suoi discepoli dopo l’incontro con la Samaritana: “Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro” (Gv 4,38). Mi sembra anche importante, però, che accanto a questa mia consapevolezza, ci si sforzi tutti nel crescere e camminare insieme “in avanti”…
Mi piace tantissimo ascoltare la storia del quartiere, il passato, ma sento anche la forte attrazione a lavorare per il suo futuro. L’eccessivo rimando ai tempi passati capisco che per molti è una specie di rifugio, di “tana”, di fronte agli enormi cambiamenti che sono avvenuti nella nostra città e in modo particolare nel nostro quartiere. Tante persone questi cambiamenti non riescono a reggerli e, istintivamente, “scappano” nei ricordi, per non smarrirsi…
Per fortuna ci diamo anche momenti nei quali si cerca di prendere fiato dinanzi a tanta complessità che destabilizza chiunque… Uno di questi è stato l’ultimo Consiglio pastorale parrocchiale, con a tema “gli stranieri”. C’era la responsabile dell’ufficio stranieri del nostro Comune e una delegazione dell’Associazione culturale (musulmana) della Fratellanza. Una serata molto distesa e proficua nella quale ho capito queste cose: anzitutto la conferma che utilizzare gli schemi della “prima” Seggiano per leggere l’attuale è fuorviante; chi lo fa avrà la tendenza a chiudersi, a restare sulle difensive, e a coltivare sentimenti di impotenza dinanzi alle grandi difficoltà della nostra Città e quartiere. Poi, che lo sguardo di fede, l’apertura al trascendente, aiuta a vedere la realtà attuale e si può – anche insieme ad altre religioni - andare incontro, accompagnare e diventare fermento di una vita più buona. Infine, è ancora lo sguardo di fede che ci porta ad uscire incontro all’altro, a non tollerare le distanze, mettendo così ben a fuoco “il prossimo”, combattendo la tentazione di stare trincerati dietro i bastioni della propria nostalgia o lasciandosi muovere da quel che è successo oggi dai notiziari o dal gossip. Insomma, uno sguardo di speranza su quei numerosi processi vitali che richiedono tempo e il coinvolgimento di tutti. 
                    Il vostro parroco