Cari amici e care amiche,
il
12 marzo del 2011, con la Pasqua domenicale anticipata del sabato sera, prima domenica
di Quaresima, la nostra Comunità cominciava a ritrovarsi in maniera definitiva nella
nostra nuova chiesa parrocchiale. Iniziamo, allora, il quarto anno di “uso”
della nuova struttura parrocchiale, sognata da don Gianni e concretizzata da
don Felice, con la Comunità tutta. Capisco, da questa ricorrenza, di
appartenere ad una storia a cui posso essere solo grato, come l’ultimo arrivato!
Sento mie le parole di Gesù ai suoi discepoli dopo l’incontro con la Samaritana:
“Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato
e voi siete subentrati nel loro lavoro” (Gv 4,38). Mi sembra anche importante,
però, che accanto a questa mia consapevolezza, ci si sforzi tutti nel crescere
e camminare insieme “in avanti”…
Mi
piace tantissimo ascoltare la storia del quartiere, il passato, ma sento anche
la forte attrazione a lavorare per il suo futuro. L’eccessivo rimando ai tempi
passati capisco che per molti è una specie di rifugio, di “tana”, di fronte
agli enormi cambiamenti che sono avvenuti nella nostra città e in modo particolare
nel nostro quartiere. Tante persone questi cambiamenti non riescono a reggerli
e, istintivamente, “scappano” nei ricordi, per non smarrirsi…
Per
fortuna ci diamo anche momenti nei quali si cerca di prendere fiato dinanzi a
tanta complessità che destabilizza chiunque… Uno di questi è stato l’ultimo
Consiglio pastorale parrocchiale, con a tema “gli stranieri”. C’era la responsabile
dell’ufficio stranieri del nostro Comune e una delegazione dell’Associazione
culturale (musulmana) della Fratellanza. Una serata molto distesa e proficua
nella quale ho capito queste cose: anzitutto la conferma che utilizzare gli
schemi della “prima” Seggiano per leggere l’attuale è fuorviante; chi lo fa
avrà la tendenza a chiudersi, a restare sulle difensive, e a coltivare
sentimenti di impotenza dinanzi alle grandi difficoltà della nostra Città e
quartiere. Poi, che lo sguardo di fede, l’apertura al trascendente, aiuta a
vedere la realtà attuale e si può – anche insieme ad altre religioni - andare
incontro, accompagnare e diventare fermento di una vita più buona. Infine, è
ancora lo sguardo di fede che ci porta ad uscire incontro all’altro, a non
tollerare le distanze, mettendo così ben a fuoco “il prossimo”, combattendo la
tentazione di stare trincerati dietro i bastioni della propria nostalgia o
lasciandosi muovere da quel che è successo oggi dai notiziari o dal gossip.
Insomma, uno sguardo di speranza su quei numerosi processi vitali che
richiedono tempo e il coinvolgimento di tutti.
Il
vostro parroco