Cari amici e care amiche,
l’ultima
sera dell’anno ormai trascorso, con un gruppetto di coraggiosi, abbiamo pregato
in chiesa, con un po’ di… sottofondo! Non è mancato però raccoglimento e
intensità. Personalmente l’intensità era data dal motivo della intercessione
per la pace, dal fatto che si stesse chiudendo un anno, ma soprattutto la mia
preghiera è stata invasa da mille volti, quelli della mia comunità.
Specialmente per lei ho pregato. Per le 64 famiglie che nel 2013 ho accompagnato
nel momento del distacco dal proprio caro, per i tanti infermi e ammalati, per
le 55 coppie che nell’anno scorso hanno chiesto di battezzare le loro creature,
per le 8 che ho sposato, per tutte le famiglie che compiono per i loro ragazzi
e ragazze il completamento dell’iniziazione cristiana con il catechismo, per i
nostri gruppi parrocchiali, per i nostri poveri, per chi ho incontrato della
zona A, italiani e stranieri, durante i 40 giorni delle benedizioni natalizie 2013…
Anche
quando mi avvio all’altare per celebrare la Pasqua domenicale io cerco di
portare con me tutti quei volti per presentarli a Gesù, per avvicinarli a Lui,
perché su di essi “Il Signore faccia risplendere il suo volto e sia propizio”
(Numeri 6,25). Idealmente mi piacerebbe “caricarli
su di me”, come per portare tutti con me sull’altare: penso sia questo il
significato più bello della veste che copre il prete quando dice la Messa!
Oltre al colore liturgico, oltre al simbolo riportato sulla veste stessa, essa
mi rappresenta la comunità, i volti, i nomi, che vorrei portare a dire Messa
con me, a rendere grazie. Sento di essere indegnamente “rivestito” di comunità,
di volti, di storie… Sento anche di essere contraccambiato: tanti pregano per
me: lo capisco quando prego, quando devo compiere delle scelte, quando mi sento
scoraggiato. La preghiera è una forza, un sostegno, un aiuto: diventa un
inganno quando lascia fuori gli altri. Grazie di questo dono