Cari amici e care amiche,
anche
nella nostra grande casa che è la nostra chiesa parrocchiale abbiamo fatto il
presepe e una stella all’esterno richiama l’imminente festa dell’Incarnazione
di Dio. Sarebbe bello che ci fosse in ogni casa un presepe, il segno che da
allora è iniziato un mondo nuovo… Certo, esso sarebbe un controsenso laddove il
benessere materiale regnasse incontrastato, senza il pensiero a chi sta peggio
di noi… Sarebbe un controsenso laddove il prossimo non esistesse se non nei
discorsi lamentosi e sterili davanti alla televisione… Sarebbe un controsenso
dove non si vuole che regni l’amore, dove l’amore è fuggito, dove c’è una vita
anche famigliare di facciata, dove i figli sono in balìa di loro stessi e delle
loro voglie, dove non ci sia un ideale che lega le persone… Sarebbe una bugia,
un inganno verso se stessi e verso Dio: anche là dove la fede cristiana è
tenuta lontana dalla vita concreta, è stata sclerotizzata ai giorni di battesimo/cresima/matrimonio,
dove è minimizzata a un Gesù “personaggio storico” bravo e buono… Un presepe
non giudica le intenzioni di nessuno, chiaro, ma può e vuole parlare al cuore
di ciascuno perché è lì che si svolge l’avventura della nostra vita: Dio
desidera “avvenire” lì, nella “sala controllo” del nostro passaggio in questa
esistenza! Mettiamoci davanti al nostro presepe e stiamo lì un po’ a guardare,
passiamo un po’ di tempo a pregare davanti a questo fatto decisivo per la
storia umana: l’umile scena che ci viene proposta potrebbe – se lo desideriamo
– rimettere in moto un cuore raffreddato e scoraggiato, può spezzare l’orgoglio
di chi crede di bastare a se stesso e di essere padrone della sua vita, può
persuadere a prendere dal deserto, dalla città ricca o povera, dal castello o
dalla stalla, quella strada che Lui per primo ha preso per venire incontro a
noi…
Il
vostro parroco