sabato 30 novembre 2013

INSIEME n° 111 - 24 Novembre 2013- anno 3° dall'entrata nella nuova Chiesa

        Cari amici e care amiche,
dopo aver iniziato il tempo dell’Avvento, ritorniamo sulla riflessione provocante di Papa Francesco sulle chiacchiere e sul giudicare. Una riflessione che mi ha stimolato a pensare sui molti aspetti che essa implica. Uno di essi è questo: siamo certamente sempre chiamati a valutare, a esprimere ciò che per noi “vale”, ma non a giudicare le persone in quanto tali. Invece, in un gruppo, in un ambiente, in una discussione, è quasi – a volte – una gara a emettere le proprie sentenze sugli altri! “Questo è un insicuro, quello non mi sembra molto intelligente, quest’altro va vestito sempre malandato, quell’altro non ispira molta fiducia… “… Molto spesso incominciamo a giudicare svalutando gli altri e ci sembra di non poter far nulla contro la prima impressione.
Però, forse, possiamo far sì, con un buon allenamento, che l’impressione non si trasformi in giudizio sulla persona. Può capitare infatti che la persona si riveli completamente diversa da come appare alla prima impressione! Siamo, invece, chiamati a  valutare il comportamento della persona, prenderne le distanze se necessario, ma non spetta a noi valutare l’uomo, la donna, come persona (questo intendiamo per giudicare!).
Probabilmente dobbiamo camminare nella direzione di scoprire i nostri valori, decidere per che cosa vale la pena vivere e consumarci nello scorrere del tempo che abbiamo a disposizione, quasi abbracciare cosa è valido e cosa non è valido. Chi possiede dei valori, appunto, valuta; questo sì dobbiamo fare, ma non ci si dovrebbe  permettere di giudicare! Chi ha scelto i suoi valori non ha bisogno di giudicare gli altri! La presenza di valori nella nostra vita ci aiuta a soppesare situazioni, imprevisti, incontri, per poi muoverci tranquillamente anche con coloro che ci sono affidati e con i nostri cari, valutando, e di conseguenza scegliendo ciò che è bene e ciò che non lo è. I greci parlando di valori usano la parola areté, che significa bravura, abilità, forza; i latini sottolineano quest’ultimo aspetto e parlano di virtutes, sorgenti di forza da cui possiamo attingere. Aggiungiamo anche l’inglese value, che deriva dal latino valère, ovvero essere forti, essere sani. Quasi a dire che i valori conferiscono forza, robustezza alla nostra vita e ci rendono “sani”. Non serve a nulla lamentarsi della perdita dei valori! Occorre che ciascuno di noi diventi una specie di “reclam” dei valori, uno “sponsor” di valori, un sostenitore di valori. Con il moralismo, infatti, non può fiorire nessun valore! Un valore dà senso alla mia vita? Mi ci dedico davvero, e di più, e così contrasto tutti i profeti di sventura!
Chi veramente ha dei valori, allora, diventa bravo, forte e abile, tramite valutazioni, cioè tramite l’espressione dei suoi valori, a non giudicare le persone: “non giudicate per non essere giudicati” (Lc 6,37).
                        Il vostro parroco