giovedì 14 novembre 2013

INSIEME n° 110 - 17 Novembre 2013 - anno 3° dall'entrata nella nuova Chiesa



        Cari amici e care amiche,
iniziamo con questa domenica il tempo dell’Avvento. Come già vi avevo spiegato, la parola “avvento” deriva dal latino “ad ventus”, cioè qualcosa, qualcuno che viene verso di te, che ti viene incontro. Da questa radice deriva anche la parola “avventura”, che nel sentire comune richiama a qualcosa di straordinario che faccio io: in realtà il suo significato è “qualcosa di inedito, non programmato, inaspettato”.
Cosa di più inaspettato della incarnazione di un Dio?
Già questo “imprevisto” dovrebbe - un po’ per incredulità, un po’ per meraviglia e, magari, per tutt’e due – lasciarci senza parole… Il poeta Clemente Rebora (1885-1957) scrisse a proposito della sua conversione: “la Parola zittì chiacchiere mie”.
L’Avvento ci ricorda “l’avventura di Dio” in mezzo a noi, il Suo venire tra noi, come uno di noi, senza sembrare “un dio”: Gesù di Nazareth. Infatti questa avventura possiede un volto storico e super testimoniato che si chiama Gesù di Nazareth. L’Avvento ritorna ogni anno per ricordarci anche che l’avventura non è finita, come invece “finisce” l’avventura di ogni uomo e donna che riescono a venire a questo mondo. L’Avvento ci ricorda, dunque, che Gesù, vivo, risorto, ti raggiunge qui e ora e ti invita a fare della tua vita… una avventura!
La sua Voce ti raggiunge e ti interpella tramite le pagine dei Vangeli e la tradizione della Chiesa: una Voce storicamente definita e a disposizione di tutti. Non è una voce per pochi, per i bravi, per quelli che pregano di più. E’ una Voce che non viene misteriosamente da chissà dove o a disposizione di pochi illuminati o di quelli che hanno ricevuto chissà da chi doni speciali, carismi personali, eredità spirituali particolari. La Voce viene da Gesù, dalla sua vita, dalla sua sofferenza, dalla sua morte sulla croce e Resurrezione, mi raggiunge – “ad-viene”! – avviene in me e suscita in me risonanze profonde, chiarisce il senso della mia esistenza e le sue problematiche, mie e di tutti.
La Voce si confonde, si storpia, tace, quando smetto di ascoltare la Parola dei Vangeli e quando mi allontano dalla tradizione della Chiesa, pur rimanendo, magari vantandomi, battezzato, cresimato e comunicato… Se è così, l’Avvento trascorre come trascorre la giornata al mio gatto… Si aspetta qualcosa di buono da mangiare per il giorno dopo…
La Voce, invece, l’Avvento, mi pacifica e mi illumina: ed è la stessa vita quotidiana che conferma questa Presenza del Signore, quando in essa, magari in circostanze difficili, ci è dato di comportarci secondo Gesù. E’ un’esperienza molto intensa, profonda, che forse non si riesce a descrivere, ma che si può vivere: è l’Avvento.

                        Il vostro parroco