Cari amici e care amiche,
è
iniziata la visita alle case per la benedizione in occasione del Santo Natale.
E’ un’opera in collaborazione tra me e ciascuno di voi. Proprio come Gesù non
lavora da solo nella sua missione, nella sua evangelizzazione del mondo, così
anche noi facciamo unità attorno a questa impresa! Anzitutto con la preghiera:
accompagnare questo gesto facendolo precedere dall’invocazione dello Spirito
affinché non si apra solo una porta, ma anche il cuore, a Gesù e al desiderio
di camminare insieme alla Comunità. La collaborazione, poi, può continuare
offrendosi come referente per la propria via per il recapito degli avvisi o per
un accompagnamento discreto e solerte nel giro della mattina o del pomeriggio o
della sera. Infatti, se non ci sono funerali o riunioni straordinarie dei preti
(di solito al martedì mattina) il giro di una giornata comprende almeno tre
uscite per cercare di raggiungere comunque tutti quelli di una via, in svariati
orari: viene in mente la parabola del padrone che cerca operai per la sua vigna
che “uscì all’alba… uscito poi verso le nove del mattino… uscì di nuovo verso
mezzogiorno e verso le tre… uscito ancora verso le cinque…” (Mt 20, 1 passim).
Qualcuno aspetta in casa tutto il giorno! Altri cercano di rimandare qualche
impegno per stare in casa o il pomeriggio o la mattina, altri lasciano qualche
parente perché sono via tutto il giorno, altri lasciano le chiavi perché sono
proprio via, altri lasciano un biglietto fuori dalla porta con l’orario in cui
trovarli, altri mi informano di tornare più tardi che vanno a prendere il
bambino a scuola per poi portarlo in piscina, altri da dentro mi dicono di
ritornare perché i loro genitori non ci sono e non possono aprire, altri non
aprono perché non si fidano, non mi conoscono, credono che sia uno scherzo o
una truffa, non è il momento, stanno mangiando, sono in doccia, mi sono appena
svegliato, torni domani, ma proprio adesso, non è un po’ presto per il Natale
etc etc… Infine la collaborazione si può esprimere propiziando l’incontro con
“le periferie”, con chi si sente ai margini, con chi non frequenta o non
frequenta più: almeno in due modi. Il primo è quello di avvisare discretamente
e affettuosamente del passaggio chi noi conosciamo, quelli con cui abbiamo un
minimo di confidenza, coloro ai quali intuiamo che farebbe bene un momento così
semplice di incontro. Il secondo è di “lasciarmi andare”, di non trattenermi,
quando entrerò nelle vostre case, case di persone che frequentano abitualmente,
offrendo quel tempo, in cui potremmo stare bene insieme, ad altri che invece
diversamente stanno alla periferia… Quel tempo che offriamo perché altri
abbiano tempo, spesso è proprio quel seme che il Signore fa crescere… Quel
tempo, invece, noi possiamo prendercelo sempre perché ci vediamo almeno una
volta alla settimana alla Pasqua domenicale! Le periferie, invece, quando va
bene, una volta all’anno, due volte, occasionalmente, mai… “La sabbia che non
fa blocco, il vento la disperde. Il lucignolo che non diventa roveto ardente,
il vento lo spegne. Il fiocco di neve che non si fa valanga, il sole lo
consuma. La goccia d’acqua che non si fa ruscello, torrente e fiume, il sole
l’asciuga…” (don Primo Mazzolari): insomma, l’unione fa la forza…