giovedì 10 ottobre 2013

INSIEME n° 105 - 13 Ottobre 2013 - anno 3° dall'entrata nella nuova Chiesa




        Cari amici e care amiche,

l’altra volta parlavamo del “mondo” e di come il suo punto di vista sia per noi e per il lavoro pastorale molto prezioso e fruttuoso. Avevamo preso spunto dallo slogan “Il campo è il mondo”: una immagine che – dicevo – non posso fare a meno di associare all’espressione tipica di Papa Francesco “andare e sostare nelle periferie del mondo”.

Vorrei che fosse proprio questo il mio andare e sostare – se pur brevemente – nelle case della zona A, in occasione delle benedizioni natalizie. E’ un gesto molto semplice in sé, ma per me ricco di significati, soprattutto missionari.

Esprime, se accompagnato dalla preghiera di ciascuno di noi, una comunità che accoglie con magnanimità tutti, anche coloro che non vengono, che non mettono il piede, che non hanno (più) contatti con la Comunità: quanti sono… Sono un popolo, anche loro in cammino, con qualche speranza, con qualche certezza, con tribolazioni e ansie, proprio come noi… Noi li cerchiamo per consegnare una bella parola, uno sguardo benevolo, un invito amico: noi non li facciamo sentire soli.

Esprime uno stile di presenza in mezzo al popolo, alla gente, un camminare con la gente e “dentro la gente”: entrare in una casa è una grande emozione perché è come entrare dentro – appunto - in un mondo, ascoltare altre voci, sentire la ricchezza di cui ciascuno è portatore per il fatto stesso di essere umano. Personalmente sono aiutato a sentirmi in cammino davvero con tutti, anche con chi non frequenta, ma ugualmente crede e cerca il Signore; sono aiutato a sentirmi fratello e amico, ma anche padre e così osare di aiutare, comprendere, orientare; sono aiutato a sentirmi prete di tutti e per tutti, con una presenza che si “accende” anche alla periferia della nostra struttura di chiesa e di oratorio.

Esprime, infine, una volontà di affetto e di maternità, che è propria della Chiesa, ma mi piacerebbe fosse un tratto mio e della nostra Comunità verso il quartiere. E’ l’affetto e la dolcezza che sento mi vengono donate ogni qualvolta una porta si apre: ed è commovente constatare come tanta, tanta gente mi accoglie con il desiderio di sperimentare nella sue problematiche, nella sua sofferenza, nel degrado, ascolto e bontà.

Mettersi in cammino così e sostare nelle nostre periferie ne vale proprio la pena…


                                               Il vostro parroco