giovedì 20 giugno 2013

INSIEME n° 99 - 23 Giugno 2013 - anno 3° dall'entrata dall'entrata nella nuova Chiesa



Cari amici e care amiche,

conoscete ormai quale importanza personalmente attribuisco alla “volontà”, questa forza che spinge a cercare una soluzione ai problemi e una via d’uscita: davvero “volere” è “potere”! La volontà ci aiuta a raggiungere traguardi e a superare traumi subiti, a rialzarci e a continuare il cammino. La volontà salva i matrimoni, rinsalda le amicizie, è uno degli ingredienti di ogni cammino spirituale… Ma la volontà va costantemente allenata! Come ogni realtà interiore occorre “esercitarsi”! L’estate può essere un tempo propizio per applicarsi! Anzitutto bisogna imparare a prendere un impegno preciso: quando ci si pone obiettivi puntuali e non generici anche la probabilità stessa di raggiungerli aumenta! Un conto è dire “inizierò a pregare”, un conto invece è dire “tutte le mattine prego dieci minuti”. Poi bisogna imparare a procedere per gradi, preparare una sorta di “percorso”, prevedendo ostacoli, smarrimenti e difficoltà, legate alla nostra libertà e soprattutto alla nostra presunzione di essere capaci a fare tutto e subito! Se, ad esempio, “voglio” salvare il mio matrimonio mi dovrò aspettare resistenze, tentazioni, abbagli… E la separazione mi apparirà come la via più immediata, anche perché non si dovrò  “lavorare” su me stesso e convivere con verità amare! Inoltre, bisogna imparare a condividere: la natura è uno splendido esempio di condivisione, ciascuno lavora in sinergia con gli altri elementi del branco. Questa è una cosa difficile da apprendere: infatti noi andiamo tendenzialmente alla ricerca di gente, psicologi, preti, maghi, consulenti, che ci dicano quello che noi vogliamo sentirci dire! Ciò che già abbiamo deciso! Noi, purtroppo, “vogliamo” gente che confermi quanto già pensiamo noi! Questa tendenza denota una volontà già ammalata… Condividere, invece, significa che quelli di cui noi abbiamo fiducia collaborano con idee e indicazioni di metodo, aprendo spiragli di punti di vista diversi dal nostro. Ancora: bisogna imparare a fare ordine per raccontare ciò che stiamo vivendo. Questa è in assoluto la cosa più ardua. Quando faccio dei colloqui, infatti, le cose più importanti non arrivano mai subito: per questo, in genere, invito prima di tutto a fare ordine, darsi delle priorità, perché il disordine esterno e interno esercita una influenza negativa anche sulla percezione di quello che uno sta vivendo, che dovrebbe essere (in teoria) la cosa più ovvia. Invece non è quasi mai così: è sempre un po’ l’istinto che ci guida, il sentire momentaneo, l’impulso, ma non è questo che ci fa diversi e migliori degli animali… Allora, il solo fatto che noi parliamo e raccontiamo di noi non sempre coincide con la verità di quello che stiamo vivendo in quel momento… Il parlare, talvolta, serve esattamente a nascondere ciò che si vive davvero… Infine bisogna imparare a fare silenzio: fermarsi consente non solo di controllare i pensieri affannosi e di riesaminare i problemi, ma anche di vedere come dall’alto tutto il “paesaggio” e di dare la giusta dimensione ad ogni particolare del paesaggio stesso. Per il credente, poi, il silenzio è il luogo della Parola di Dio, dove lasciare a Lui “l’ultima Parola”, perché la sua Parola è la “prima”… Con questo allenamento ritorneremo alla vita di ogni giorno “volentieri”, appunto, con volontà. Volentieri, allora: buona estate!
                                               Il vostro parroco