giovedì 13 giugno 2013

INSIEME n° 98 - 16 Giugno 2013 - anno 3° dall'entrata dall'entrata nella nuova Chiesa



Cari amici e care amiche,
è iniziato l’oratorio feriale con un buon dispiegamento di forze volontarie e appassionate. Penso anche ai tanti volontari che assicurano agli innumerevoli settori e aspetti della Comunità efficienza, disponibilità, risolutezza. Il nostro quartiere brilla per la presenza di un “esercito” volontario non solo legato alla parrocchia, ma in vari ambiti sociali e di attenzione agli altri. Un esercito… vincente! Uno dei rischi di qualsiasi volontario, in qualsivoglia ambito è quello di scordarsi – proprio nell’atto del “fare”, del “darsi da fare”, dello “sbattersi” – del perché lo fa, del motivo, del significato... Può capitare allora che uno è cosi “abituato” a fare il volontario che perde di vista “come lo fa”, il modo con cui tratta le persone, con cui risponde… Capita, allora, di incontrare volontari scontrosi o supponenti… Sembra, con alcuni di loro, che il mondo circostante senza di loro crolli, perché si ritengono assolutamente indispensabili: che è vero, ma semplicemente perché non vogliono nessuno accanto oppure hanno allontanato tutti apertamente o con dei sotterfugi! Altri sono volontari da così tanto tempo nello stesso luogo, che si sentono un po’ i padroni indiscussi: nessuno osa neppure suggerire loro di chiedere un po’ di collaborazione oppure semplicemente di lasciare il posto a qualcun altro… Altri ancora posseggono le chiavi, che a volte  possono diventare segno di una certa supremazia se costoro non sono abituati – almeno una volta all’anno - a restituirle simbolicamente, come segno di reale disponibilità e di libertà. Infine, chi fa più fatica a ritrovare il senso di quello che fa sono i volontari che si distinguono per alcune frasi segnaletiche: “io sono qui da 30 anni!”; “ho sempre fatto così!”; “quando io ho iniziato tu non c’eri”; “a casa ho così tanti problemi, ma quando faccio qualcosa per gli altri sto bene!”; “non ho niente da fare e allora sono qui!”… Insomma, anche fare il volontariato richiede “stile”, magari in alcuni casi della formazione, senza accontentarsi della formazione sul campo, magari a prezzo di allontanare le persone! E per noi, credenti in Gesù, il volontariato prima di essere un compito è una “chiamata ad essere”: essere persona buona, affabile, conciliante, comprensiva, accogliente, umile. Che voglia che  abbiamo di incontrare volontari così! Che voglia che abbiamo di incontrare gente che non solo coltiva alla perfezione il compito che deve svolgere, ma anche sa dialogare e interagire con chi, al pari di loro, si mette a servizio del Vangelo e degli altri! Ti piacerebbe cominciare?     
                                               Il vostro parroco