Cari amici e care
amiche,
è
iniziato l’oratorio feriale con un buon dispiegamento di forze volontarie e
appassionate. Penso anche ai tanti volontari che assicurano agli innumerevoli
settori e aspetti della Comunità efficienza, disponibilità, risolutezza. Il
nostro quartiere brilla per la presenza di un “esercito” volontario non solo
legato alla parrocchia, ma in vari ambiti sociali e di attenzione agli altri.
Un esercito… vincente! Uno dei rischi di qualsiasi volontario, in qualsivoglia
ambito è quello di scordarsi – proprio nell’atto del “fare”, del “darsi da
fare”, dello “sbattersi” – del perché lo fa, del motivo, del significato... Può
capitare allora che uno è cosi “abituato” a fare il volontario che perde di
vista “come lo fa”, il modo con cui tratta le persone, con cui risponde… Capita,
allora, di incontrare volontari scontrosi o supponenti… Sembra, con alcuni di
loro, che il mondo circostante senza di loro crolli, perché si ritengono
assolutamente indispensabili: che è vero, ma semplicemente perché non vogliono
nessuno accanto oppure hanno allontanato tutti apertamente o con dei
sotterfugi! Altri sono volontari da così tanto tempo nello stesso luogo, che si
sentono un po’ i padroni indiscussi: nessuno osa neppure suggerire loro di
chiedere un po’ di collaborazione oppure semplicemente di lasciare il posto a
qualcun altro… Altri ancora posseggono le chiavi, che a volte possono diventare segno di una certa
supremazia se costoro non sono abituati – almeno una volta all’anno - a
restituirle simbolicamente, come segno di reale disponibilità e di libertà.
Infine, chi fa più fatica a ritrovare il senso di quello che fa sono i
volontari che si distinguono per alcune frasi segnaletiche: “io sono qui da 30
anni!”; “ho sempre fatto così!”; “quando io ho iniziato tu non c’eri”; “a casa
ho così tanti problemi, ma quando faccio qualcosa per gli altri sto bene!”;
“non ho niente da fare e allora sono qui!”… Insomma, anche fare il volontariato
richiede “stile”, magari in alcuni casi della formazione, senza accontentarsi
della formazione sul campo, magari a prezzo di allontanare le persone! E per
noi, credenti in Gesù, il volontariato prima di essere un compito è una
“chiamata ad essere”: essere persona buona, affabile, conciliante, comprensiva,
accogliente, umile. Che voglia che abbiamo di incontrare volontari così! Che
voglia che abbiamo di incontrare gente che non solo coltiva alla perfezione il
compito che deve svolgere, ma anche sa dialogare e interagire con chi, al pari
di loro, si mette a servizio del Vangelo e degli altri! Ti piacerebbe
cominciare?
Il
vostro parroco