giovedì 30 maggio 2013

INSIEME n° 96 - 2 Giugno 2013 - anno 3° dall'entrata dall'entrata nella nuova Chiesa



  Cari amici e care amiche,
giovedì 6 giugno alle ore 20.30 i preti ordinati l’8 giugno del 1990 dal Cardinal Martini, tra cui anche io, si ritroveranno nella nostra parrocchia per rendere grazie al Signore per il dono del sacerdozio ministeriale. Sarebbe bello che chi riesce, chi può, venisse a questa celebrazione, non solo perché è un avvenimento inusuale, non solo per un po’ di curiosità, ma anche per invocare da Dio vocazioni sacerdotali e religiose. La nostra parrocchia, infatti, non ne ha mai “prodotte”, fin’ora! Bisogna, infatti, pregare: “pregate il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe” (MT 9,38). Ma perché domandare a Dio una cosa che riguarda Lui?! In fondo se Lui è il padrone del campo, ed è Dio, provvederà Lui stesso…  Perché chiedere una cosa per Lui?! E’ certo che Gesù e Dio vedono i bisogni che abbiamo: chiedere non è per loro, bensì per noi… La preghiera di domanda, infatti, aiuta il nostro cuore ad aprirsi davvero a Dio e fa spazio alla sua Parola, alla sua Voce, alle sue esigenze, alla missione che Gesù sta compiendo in mezzo a noi. La preghiera di richiesta rende accogliente il cuore che Gesù vuole incontrare. La preghiera serve a far emergere i nostri desideri e i nostri autentici bisogni ma… non così per dire! Non si tratterà quindi di pregare per le vocazioni solo perché sollecitati dai bisogni della Chiesa – pochi preti e poche suore – ma perché venga il Regno e tutti gli uomini e le donne conoscano Gesù, la salvezza, la Verità. Ogni persona è “messe”, tutti sono “sua messe”, perché tutti stanno a cuore a Lui! Dentro questo orizzonte la preghiera non sarà né ansiosa né lamentosa né sfiduciata : è facile, molto facile, pregare in maniera “mondana”, senza fede, pur rivolgendosi a Dio! Pregare per le vocazioni, allora, significa anzitutto riconoscere che ogni vocazione non è l’assolvimento di un servizio, ma un dono implorato da Dio perché solo Lui chiama, plasma le vocazioni, le sostiene. Ma soprattutto significa che siccome c’è tanta messe, per prima cosa non bisogna “fare”, mietere il campo, bensì “pregare”, ovvero stare e rimanere in comunione con il Padre, tramite Gesù. L’unione personale con Gesù, questa sì che è efficace, anche per missioni impossibili…
                                               Il vostro parroco