giovedì 16 maggio 2013

INSIEME n° 94 - 19 Maggio 2013 - anno 3° dall'entrata dall'entrata nella nuova Chiesa



Cari amici e care amiche,
nel Consiglio pastorale parrocchiale ci stiamo confrontando, nel corso di questo anno dedicato alla fede, sui Sacramenti, in modo particolare su come essi siano “un’occasione pastorale”. Ovvero, sappiamo che Essi sono anzitutto “il luogo della Grazia”, cioè momenti nei quali incontriamo il Signore Risorto, nei quali Lui stesso si comunica a noi e dove la nostra esistenza può rimanere orientata e illuminata secondo lo Spirito. Ma i Sacramenti della Chiesa diventano – di fatto – occasioni nelle quali si riesce ad incontrare tantissima gente, la maggior parte della quale  normalmente non “pratica”, “è lontana” dalla comunità, dalla Chiesa, e talvolta anche dalla fede stessa… In occasione dei Sacramenti, appunto, noi possiamo avvicinarli! Questa è una cosa grandiosa! E senza troppo darci da fare (solo in questi casi!) è la gente stessa che di fatto si avvicina! Questo è il significato proprio di “pastorale”: cercare la gente, andare incontro, conoscere… Sullo stile del “pastore buono e bello” che è Gesù, “il Pastore”. Ebbene i Sacramenti sono, dunque, un’occasione pastorale, un momento nel quale possiamo avvicinare la gente!  Senza dimenticare che per molti la parrocchia, nella fattispecie di queste occasioni, rappresenta “la porta” al rapporto con il Dio di Gesù e con la Chiesa. Facciamo l’esempio del Sacramento più “normale” perché il più ripetuto, l’Eucarestia, la Messa, la Pasqua settimanale: molti vengono occasionalmente, altri solo per i suffragi dei defunti, altri sporadicamente per “accontentare” moglie o marito o figli: ma vengono! Ci sono! Il primo atteggiamento “pastorale” è salutarli ed avvicinarli:  fondamentale per noi e per loro sorprendente! Un altro atteggiamento “pastorale”: ad esempio cercare di coinvolgerli nei piccoli gesti come portare le offerte all’altare, piuttosto che passare con il cestino. Tanti rispondono “no”, ma in fondo sono contenti che qualcuno si è accorto di loro! Altri rispondono “magari la prossima volta”, che significa elegantemente no, ma intanto qualcuno li ha cercati!  Certo è che poi occorre spiegare come si fa, rassicurarli e dedicare un po’ di tempo per spiegare cose ovvie per noi… Che tristezza, invece, il contrario… Cioè, quando, un po’ per far prima, un po’ per non far fatica a cercare qualcuno, un po’ per non rimanere male nel sentirsi rispondere no, gira e rigira siamo sempre i soliti! Che tristezza! E sì che non dobbiamo cercarli: sono già li! Sono lì che ti guardano mentre tu fai un servizio; pensano che sei bravo, sei uno di chiesa... Tu, invece, dovresti pensare che lui aspetta che qualcuno si avvicini e si accorga di lui: almeno in chiesa! Dobbiamo pensare che il primo servizio è quello pastorale, cioè quello di “cercare le pecore” e - almeno nel caso dei Sacramenti - non c’è nessuna necessità di “mettere i bigodini” a quelle che si sentono già del gregge! Dobbiamo pensare che un qualsivoglia servizio prende tutto il suo valore se chi lo fa si preoccupa di cercare, di coinvolgere, di stimolare, di avvicinare, di stanare altri... In casa! Senza andare chissà dove! Papa Francesco, poi, si spinge “addirittura fuori casa”: “una chiesa che si limita a custodire il suo piccolo gregge, è una Chiesa che alla lunga si ammala… Se uno esce in strada gli può succedere di avere un incidente, ma preferisco mille volte una Chiesa incidentata a una Chiesa malata,  perché chiusa si atrofizza fisicamente e mentalmente…”
                                               Il vostro parroco