Cari amici e care
amiche,
sono
tante le persone che si avvicinano, o suonano, o cercano il parroco per chiedere…
Semplicemente soltanto perché vedono la chiesa o il campanile, spesso sono di
passaggio, se sono bisognosi veri o presunti io non lo so… So certamente che
molti di questi fratelli e sorelle non mancano di fantasia! Hanno bisogno di un
treno per andare a Palermo, hanno la ex moglie defunta e la vogliono
raggiungere, ci sono i figli che aspettano in stazione, occorre una marca da
bollo entro subito perché devono presentarsi in questura, la figlia disabile a
cui spedire qualche soldo e avendo perso il lavoro non si riesce a mandarli,
bollette di ogni tipo, sono appena usciti da una comunità etc etc… Devo
confessare che nel corso di una giornata sono a volte irritato da tutte queste
richieste, soprattutto perché tanti non sono residenti qui e non ho la
possibilità di conoscerli e perché tutti chiedono - alla fine – soldi. Tutto
questo disagio che ogni giorno mi scuote, mi ha fatto maturare questi pensieri
che condivido. Primo: io non sono chiamato a risolvere e a sanare tutti i
singoli casi che mi si presentano, né ogni problema che mi viene sottoposto (anche
perché il sospetto che qualcuno “giochi” proprio ce l’ho!). Questo dimostra che
certe situazioni davvero portano alla disperazione e alla perdita della
dignità… Ma sono chiamato sicuramente a non disinteressarmi dei “poveri” che,
dice Gesù, “li avrete sempre con voi”. Mi sento chiamato, invece, come
cristiano, a prendermi a cuore, senza far pubblicità, personalmente, alcune
situazioni precise e sempre nel nascondimento sostenendo economicamente qualche
situazione di disagio, di bisogno, di missione. Come parroco, poi, mi sento
chiamato a collaborare strettamente con la Caritas della parrocchia per accompagnare
seriamente e costantemente situazioni di disagio e di bisogno anzitutto del
nostro quartiere. Secondo: il bene va fatto… bene! Ovvero con
stile. Qui devo ancora molto migliorare, nel senso che è più facile che io
esaudisca una richiesta pedante sbolognando velocemente, e magari reagendo in
modo scostante, piuttosto che dire dei “no” fermi e garbati, senza offendere o
umiliare… E ho provato gioia, quando sono riuscito ad ascoltare una persona,
anche le sue bugie, evitando l’aiuto affrettato e infastidito… Mi piacerebbe
quindi riuscire a dare attenzione alla persona, comunque. Terzo: ho il convincimento
che la sorgente del farsi prossimi agli altri, la fonte dell’amore e della
testimonianza, risieda nella Carità, cioè nell’amore di Dio che è Gesù. E che
la prossimità non sia soltanto “fare”, ma anzitutto “lasciarsi fare”
dall’Eucarestia e dalla Parola… Credo che il Signore con il poco che siamo e
che abbiamo ami fare grandi cose…
Il
vostro parroco