giovedì 9 maggio 2013

INSIEME n° 93 - 12 Maggio 2013 - anno 3° dall'entrata dall'entrata nella nuova Chiesa



Cari amici e care amiche,
sono tante le persone che si avvicinano, o suonano, o  cercano il parroco per chiedere… Semplicemente soltanto perché vedono la chiesa o il campanile, spesso sono di passaggio, se sono bisognosi veri o presunti io non lo so… So certamente che molti di questi fratelli e sorelle non mancano di fantasia! Hanno bisogno di un treno per andare a Palermo, hanno la ex moglie defunta e la vogliono raggiungere, ci sono i figli che aspettano in stazione, occorre una marca da bollo entro subito perché devono presentarsi in questura, la figlia disabile a cui spedire qualche soldo e avendo perso il lavoro non si riesce a mandarli, bollette di ogni tipo, sono appena usciti da una comunità etc etc… Devo confessare che nel corso di una giornata sono a volte irritato da tutte queste richieste, soprattutto perché tanti non sono residenti qui e non ho la possibilità di conoscerli e perché tutti chiedono - alla fine – soldi. Tutto questo disagio che ogni giorno mi scuote, mi ha fatto maturare questi pensieri che condivido. Primo: io non sono chiamato a risolvere e a sanare tutti i singoli casi che mi si presentano, né ogni problema che mi viene sottoposto (anche perché il sospetto che qualcuno “giochi” proprio ce l’ho!). Questo dimostra che certe situazioni davvero portano alla disperazione e alla perdita della dignità… Ma sono chiamato sicuramente a non disinteressarmi dei “poveri” che, dice Gesù, “li avrete sempre con voi”. Mi sento chiamato, invece, come cristiano, a prendermi a cuore, senza far pubblicità, personalmente, alcune situazioni precise e sempre nel nascondimento sostenendo economicamente qualche situazione di disagio, di bisogno, di missione. Come parroco, poi, mi sento chiamato a collaborare strettamente con la Caritas della parrocchia per accompagnare seriamente e costantemente situazioni di disagio e di bisogno anzitutto del nostro quartiere.   Secondo: il bene va fatto… bene! Ovvero con stile. Qui devo ancora molto migliorare, nel senso che è più facile che io esaudisca una richiesta pedante sbolognando velocemente, e magari reagendo in modo scostante, piuttosto che dire dei “no” fermi e garbati, senza offendere o umiliare… E ho provato gioia, quando sono riuscito ad ascoltare una persona, anche le sue bugie, evitando l’aiuto affrettato e infastidito… Mi piacerebbe quindi riuscire a dare attenzione alla persona, comunque. Terzo: ho il convincimento che la sorgente del farsi prossimi agli altri, la fonte dell’amore e della testimonianza, risieda nella Carità, cioè nell’amore di Dio che è Gesù. E che la prossimità non sia soltanto “fare”, ma anzitutto “lasciarsi fare” dall’Eucarestia e dalla Parola… Credo che il Signore con il poco che siamo e che abbiamo ami fare grandi cose…
                                               Il vostro parroco