Cari amici e care amiche,
magari
qualche attento lettore si sarà accorto che è cambiato un numerino
dell’intestazione: non è più “Anno 2°”, ma “Anno 3° dall’entrata nella nuova
chiesa parrocchiale”. Abbiamo incominciato, infatti, il terzo anno da quando -
la sera dell’11 marzo 2011, con la Messa festiva anticipata della prima
domenica di Quaresima, presieduta da Monsignor Faccendini, avremmo poi per
sempre celebrato nella nostra nuova chiesa parrocchiale.
Fu un momento di grande intensità e
commozione, un momento “famigliare”, un “sentirsi a casa”. Sono gli stessi
sentimenti che provo quando celebriamo ogni domenica la Pasqua del Signore, sono
le mie medesime convinzioni di quando diciamo la Messa ogni giorno della
settimana.
Ciò che facciamo in questa casa ci
dischiude, nello scorrere inesorabile e inarrestabile del tempo, lo spazio di
eternità già qui, l’avvenimento della Grazia irrinunciabile per il nostro
cammino di credenti.
Ciò che facciamo in questa casa va
decisamente controcorrente, quando sembra dominare una concezione secondo la
quale si valuta il tempo in base a quanto rende, a quanto si accumula e
produce, a quanto ci si muove… Qui noi scegliamo liberamente di “perdere tempo”
per Dio, gratuitamente, come nostra esigenza di chi vuole onorarlo in modo
degno. Una gratuità che non può essere imposta dall’esterno, né per mandato
ecclesiastico, il precetto, ma è qualcosa che nasce dal cuore di chi ha
incontrato il Signore, che poi diventa esigenza irrinunciabile e, infine, capacità
di trovare tempo per Dio pur nella molteplicità degli impegni.
Ciò che noi facciamo in questa casa
ci riporta “a casa”, nel ritmo del tempo frammentato e disperso: Colui che ci
ha messo in cammino è capace di ricondurci a casa, alla sorgente, per
rigenerarci e plasmarci, come cera nelle mani dell’artista che le dà la forma.
In
questa casa, insomma, ci aiutiamo a coltivare
l’atteggiamento del povero che ha bisogno dei doni del Signore, che Lo
attende invocandone il ritorno, per rimettersi in cammino senza consumarlo e
adagiarsi in esso. E siamo solo al 3°! Il
vostro parroco