Cari amici e care
amiche,
inizio
con un buon gruppo di coppie di fidanzati il percorso di preparazione prossima
al matrimonio cristiano. E’ sempre una grazia incontrare queste coppie animate
dall’amore e dalla speranza per il futuro: insieme è più facile! Proprio come
nella Comunità! E’ facile anche parlare e pensare tendenzialmente male di chi
inizia l’avventura dell’amore e della famiglia, influenzati come siamo dalla
televisione: c’è una quantità strabordante di battute e di filosofie! Questo
non ci distoglie comunque dalla presenza di insidie, difficoltà e problematiche
connesse a chi intraprende questa strada di vita. Certo è che moltissime di
esse sono legate a grandi equivoci e inganni. Uno di questi è lo scambiare la
prova con un fallimento, la fatica con una scelta sbagliata. Un modo siffatto
di pensare è insito in una società che non accetta il limite, non sopporta
l’indugio, pretende esiti e risultati immediati, conseguenti alle fatiche che
fai, agli investimenti che proponi, non accetta battute di arresto. Tutto ciò
non funziona proprio né con l’amore né con la fede… Ciò non fa parte del
bagaglio del credente. La pagina del libro della Genesi sul cosiddetto
“sacrificio di Isacco” che abbiamo ascoltato nella Veglia Pasquale, ce lo
ribadisce: la prova non è letta come una sconfitta, né come indizio di
fallimento. Ad esempio, si può essere presi da una sensazione di fallimento
quando a uno dei due della coppia capita qualcosa che non avrebbe mai pensato
che accadesse proprio a lui o a lei… Di tradire, piuttosto che di innamorarsi
di altri… Il pericolo è quello di vivere questa situazione come una sconfitta,
quindi o di nascondere tutto, oppure di diventare impietosi nei propri
confronti o di non accettare quello che si è… Ma che cosa è precisamente fallito?
Il sogno!!! Il sogno di essere forti e sicuri, inossidabili e infrangibili,
l’illusione di potersi permettere di dire tutto, di pensare tutto e di fare
tutto, soprattutto se si presenta l’occasione. E’ fallita l’ingenuità di cui si
nutrono parecchie coppie che si affacciano anche a scelte definitive, ingenuità
sostenuta anche dall’energia che scaturisce dall’intesa affettiva e sessuale.
Ma la realtà smentisce puntualmente questo assetto. La vera questione – se uno
si lascia educare dalla prova – diventa un’altra: per un sogno fallito non si
manda all’aria la vita intera, un bel rapporto, un futuro, anche i figli…
Occorre farsi aiutare e lasciarsi riconsegnare le vere attese, ritrovare
l’umiltà di chiedere il perdono all’altro e a Dio, imparare a convivere
anzitutto con se stessi consapevoli dei propri limiti e fare fermi propositi.
Chi ha la fede nel Signore, poi, sa per esperienza che il cammino non è mai in
discesa, ma ha un ottimo supplemento – la Sua Presenza! - per abitare la prova,
senza fuggirla, senza soluzioni frettolose e dimissionarie, implorando da Dio
benevolenza; un ottimo supplemento per stare nella prova che purifica, matura,
ci consegna a una umiltà più grande, una tenacia più forte, ad una
disponibilità ancora più sincera.
Il
vostro parroco