Cari amici e care
amiche,
quando
scrivo, il conclave è iniziato e, come tutti coloro che hanno a cuore il bene
della Chiesa, sappiamo che dobbiamo pregare. Se vogliamo vivere con un minimo
di serietà questo momento, poi, sappiamo anche che dobbiamo prendere le
distanze con senso critico da quell’assedio dei mass media che trasuda curiosità,
che sembra godere nell’esercizio costante della insinuazione a partire da
scandali finanziari o a sfondo sessuale, che quasi di consuetudine gusta
l’umiliazione e l’imbarazzo degli “uomini di chiesa”. La Chiesa, anche nei momenti di tempesta, ha sempre saputo di
essere in buone mani: nella sua barca c’è il Signore! Del resto, la stessa
presenza continua di Pietro nei secoli - del Papa in quanto tale - ha sempre ribadito questa convinzione. Proprio
a Pietro, infatti, Cristo ha conferito la funzione di “roccia” (Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò
la mia chiesa, Mt 16,18), a lui, proprio a lui, che gli era stato di
inciampo (Lungi da me satana! Tu mi sei
di inciampo… Mt 16,23) e lo rinnegò, fuggendo come tutti gli altri! E’
sempre stata chiara, dunque, la sproporzione, il paradosso, del conferimento a
un “uomo” della funzione di “roccia”: sproporzione e paradosso che dimostrano
che non sono gli uomini che sostengono la Chiesa!!! E’ il mistero della Croce
che anche nella storia del papato è tangibile: il suo centro è costituito dal
perdono e dalla potenza di un Amore che esattamente nell’impotenza umana e
nella sua limitatezza si manifestano. Ammettiamo pure, allora, con realismo, i
peccati dei papi, la loro inadeguatezza rispetto alla grandezza del loro
ministero, ma riconosciamo anche la presenza di Dio che ha guidato! Benedetto
XVI negli ultimi discorsi, prima di lasciare il ministero, ci ha ricordato di
avere fiducia nella azione di Dio e come un monaco si è messo – d’ora innanzi -
a pregare, nella convinzione che la preghiera fa storia, ne è un elemento
portante, per diventare sempre più capaci di decidere e di lavorare con Dio.
Il vostro parroco