venerdì 8 febbraio 2013

INSIEME n° 80 , 10 Febbraio 2013 - anno 2° dall'entrata nella nuova Chiesa



Cari amici e care amiche,
lunedì, in occasione della giornata del malato, amministreremo il Sacramento della Unzione degli infermi. Gli infermi (letteralmente “coloro che non possono muoversi”) sono persone a tutti gli effetti parte viva della comunità cristiana: non è un esercizio di retorica, tanto per dire. Molti sono davvero attaccati alla parrocchia e si sentono pienamente parte della comunità, pur non potendo partecipare alla Pasqua settimanale e alle varie attività. Non solo: per tanti di loro il momento della malattia ha rappresentato un passaggio di maturità di fede e di confidenza con il Signore… Pregano sul serio, manifestando nella preghiera non tanto una speranza di guarigione, quanto una richiesta sincera di aiuto da parte del Signore per compiere la sua volontà nel tempo della prova.  Alcuni infermi, invece, pregano in maniera drammatica, chiedendo il dono della morte: io cerco con rispetto di ascoltare il significato delle loro parole e che cosa dietro esse si possa rivelare. Altri ancora sono proprio arrabbiati o rassegnati: questi due sentimenti si ripercuotono e si amplificano in coloro che se ne prendono cura. Con semplicità e pochissime parole mi sforzo di stare vicino - per quanto riesco - alla figlia, al figlio, alla moglie, al marito, al compagno, alla compagna, alla badante straniera che si affeziona al malato, e lo vedono deperire; e stare vicino anche a chi rifiuta la malattia o perché la rimuove sognando una guarigione impossibile o perché la inonda di feroce rabbia o perché troppo presto si arrende con la scusa di fidarsi di Dio… La compagnia degli ammalati, in qualsiasi caso, ci risulta preziosa perché aiuta a non presumere di sapere qualcosa rispetto al soffrire e al morire, ed aiuta ognuno di noi a comprendere i nostri timori, le nostre paure, le nostre censure e rimozioni di fronte al mistero del male. L’Unzione per gli infermi è il segno di una vicinanza speciale del Signore nell’ora della prova, l’ora in cui – come è successo a Gesù nel deserto – il tentatore si impegna a farci vedere la vita sotto il suo punto di vista, allettante e pieno di buon senso anche religioso, ma lontano da Dio, dalla parte opposta a Lui... Gesù, che ha vinto la tentazione e ci raggiunge con l’Unzione, ha addirittura preferito pregare così, piuttosto che vedere la vita nell’ottica prospettata dal diavolo: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27,46).
                                                             Il vostro parroco