Cari amici e care
amiche,
lunedì, in
occasione della giornata del malato, amministreremo il Sacramento della Unzione
degli infermi. Gli infermi (letteralmente “coloro che non possono muoversi”)
sono persone a tutti gli effetti parte viva della comunità cristiana: non è un
esercizio di retorica, tanto per dire. Molti sono davvero attaccati alla
parrocchia e si sentono pienamente parte della comunità, pur non potendo
partecipare alla Pasqua settimanale e alle varie attività. Non solo: per tanti
di loro il momento della malattia ha rappresentato un passaggio di maturità di
fede e di confidenza con il Signore… Pregano sul serio, manifestando nella
preghiera non tanto una speranza di guarigione, quanto una richiesta sincera di
aiuto da parte del Signore per compiere la sua volontà nel tempo della prova. Alcuni infermi, invece, pregano in maniera
drammatica, chiedendo il dono della morte: io cerco con rispetto di ascoltare
il significato delle loro parole e che cosa dietro esse si possa rivelare.
Altri ancora sono proprio arrabbiati o rassegnati: questi due sentimenti si
ripercuotono e si amplificano in coloro che se ne prendono cura. Con semplicità
e pochissime parole mi sforzo di stare vicino - per quanto riesco - alla
figlia, al figlio, alla moglie, al marito, al compagno, alla compagna, alla
badante straniera che si affeziona al malato, e lo vedono deperire; e stare
vicino anche a chi rifiuta la malattia o perché la rimuove sognando una
guarigione impossibile o perché la inonda di feroce rabbia o perché troppo presto
si arrende con la scusa di fidarsi di Dio… La compagnia degli ammalati, in
qualsiasi caso, ci risulta preziosa perché aiuta a non presumere di sapere
qualcosa rispetto al soffrire e al morire, ed aiuta ognuno di noi a comprendere
i nostri timori, le nostre paure, le nostre censure e rimozioni di fronte al
mistero del male. L’Unzione per gli infermi è il segno di una vicinanza
speciale del Signore nell’ora della prova, l’ora in cui – come è successo a
Gesù nel deserto – il tentatore si impegna a farci vedere la vita sotto il suo
punto di vista, allettante e pieno di buon senso anche religioso, ma lontano da
Dio, dalla parte opposta a Lui... Gesù, che ha vinto la tentazione e ci
raggiunge con l’Unzione, ha addirittura preferito pregare così, piuttosto che
vedere la vita nell’ottica prospettata dal diavolo: “Dio mio, Dio mio, perché
mi hai abbandonato?” (Mt 27,46).
Il vostro parroco