Cari amici e care amiche,
mi colpisce
sempre il fatto che ci sia una “giornata per la vita”, per noi così tenacemente
attaccati ad essa… Una giornata per guardare soprattutto all’inizio della vita,
per noi, invece, che puntiamo l’attenzione alla sua fine dicendo “dove andrò a
finire?”. In pochi, infatti, ci si chiede: “ma da dove vengo?”. Ebbene sì, ero
anche io un embrione! Brutto da dire, ma a livello biologico le cose stanno
proprio così. Ma noi non siamo solo “biologico”, siamo senso, significato… Però
- all’occasione - torna comodo ragionare solo sul biologico, come nel caso
dell’aborto! Tutto, infatti, diventa più semplice: c’è una legge, c’è la
libertà, ci sono dei motivi insindacabili… Ma, comunque, rimane non spontaneo mettersi al posto… di un embrione! Chi
è costui?! Ci è più facile metterci al posto di animali che subiscono
ingiustamente la vivisezione, l’abbandono o la violenza; metterci al posto di
chi è ammalato o privato di un qualsivoglia bene primario; metterci al posto di
chi sta attraversando un momento di disorientamento o di difficoltà… Ma
mettersi al posto di un embrione o di un piccolissimo fagiolino o di un ovulo
fecondato… Chissà perché… In fondo eravamo tutti lì, piccoli e grandi, vecchi o
bambini, sani e ammalati, nascenti o morenti… Madre Teresa di Calcutta diceva:
“Nel caso dell’aborto si nota la diffusione di parole ambigue che tendono a
nasconderne la natura, ad attenuarne la gravità… Nessuna parola può cambiare la
realtà… L’aborto procurato è l’uccisione deliberata, comunque venga attuata, di
un essere umano che si affaccia alla vita, il più innocente tra tutti… Debole,
inerme, privo anche di quella minima forma di difesa che è data dal pianto del
neonato…”. Se ci pensiamo bene, forse, la “facilità abortiva” può altrettanto
facilmente indurre, soprattutto i più giovani, ad una mentalità superficiale e
materialista sul valore e sul senso della vita… La “disinvoltura abortiva” può
anche far dimenticare tanti drammi, ignoranza, crisi, paure che si celano
dietro questo gesto… Sono proprio i cuori delle persone segnate da tale gesto
che la Chiesa intende consolare e “riscaldare”. Che strani, però, che siamo: a
volte chiediamo i miracoli e contemporaneamente lasciamo che si interrompa
quello della vita: forse che ‘sti miracoli non li vogliamo (possiamo) più
scorgere?
Il
vostro parroco