giovedì 31 gennaio 2013

INSIEME n° 79, 3 Febbraio 2013 - anno 2° dall'entrata nella nuova Chiesa



 Cari amici e care amiche,

mi colpisce sempre il fatto che ci sia una “giornata per la vita”, per noi così tenacemente attaccati ad essa… Una giornata per guardare soprattutto all’inizio della vita, per noi, invece, che puntiamo l’attenzione alla sua fine dicendo “dove andrò a finire?”. In pochi, infatti, ci si chiede: “ma da dove vengo?”. Ebbene sì, ero anche io un embrione! Brutto da dire, ma a livello biologico le cose stanno proprio così. Ma noi non siamo solo “biologico”, siamo senso, significato… Però - all’occasione - torna comodo ragionare solo sul biologico, come nel caso dell’aborto! Tutto, infatti, diventa più semplice: c’è una legge, c’è la libertà, ci sono dei motivi insindacabili… Ma, comunque, rimane non  spontaneo mettersi al posto… di un embrione! Chi è costui?! Ci è più facile metterci al posto di animali che subiscono ingiustamente la vivisezione, l’abbandono o la violenza; metterci al posto di chi è ammalato o privato di un qualsivoglia bene primario; metterci al posto di chi sta attraversando un momento di disorientamento o di difficoltà… Ma mettersi al posto di un embrione o di un piccolissimo fagiolino o di un ovulo fecondato… Chissà perché… In fondo eravamo tutti lì, piccoli e grandi, vecchi o bambini, sani e ammalati, nascenti o morenti… Madre Teresa di Calcutta diceva: “Nel caso dell’aborto si nota la diffusione di parole ambigue che tendono a nasconderne la natura, ad attenuarne la gravità… Nessuna parola può cambiare la realtà… L’aborto procurato è l’uccisione deliberata, comunque venga attuata, di un essere umano che si affaccia alla vita, il più innocente tra tutti… Debole, inerme, privo anche di quella minima forma di difesa che è data dal pianto del neonato…”. Se ci pensiamo bene, forse, la “facilità abortiva” può altrettanto facilmente indurre, soprattutto i più giovani, ad una mentalità superficiale e materialista sul valore e sul senso della vita… La “disinvoltura abortiva” può anche far dimenticare tanti drammi, ignoranza, crisi, paure che si celano dietro questo gesto… Sono proprio i cuori delle persone segnate da tale gesto che la Chiesa intende consolare e “riscaldare”. Che strani, però, che siamo: a volte chiediamo i miracoli e contemporaneamente lasciamo che si interrompa quello della vita: forse che ‘sti miracoli non li vogliamo (possiamo) più scorgere?
                                               Il vostro parroco