Cari amici e care amiche,
continuando
il tema del “benedire” della scorsa volta, mi accorgo che la benedizione delle
“case” è forse il gesto più missionario che la nostra pastorale ordinaria, la
nostra vita parrocchiale, vive… Infatti
esprime una Chiesa che prima di chiedere che le persone vengano, si preoccupa
di farsi lei stessa vicina alla vita delle persone. Anche Gesù ha detto “Entrando
in una casa rivolgetele il saluto” (Mt 10,12): il Vangelo bussa discretamente
alle porte e chiede umilmente ospitalità. Per questo ringrazio quando non sono
da solo a compiere questo gesto, quando qualcuno mi accompagna: non è solo questione
di compagnia! Andare in due sottolinea “plasticamente”
una comunione creata dalla Grazia del Vangelo e il desiderio di Dio che gli
uomini non siano soli. Entrare nelle case per porgere la benedizione, poi, è
consegnare una parola e una preghiera proprio laddove la vita si svolge, nella
trama quotidiana dell’esistenza che sembra a volte essere lontana da Dio, ma
che invece è cara al Signore, tanto che Lui stesso non ha disdegnato di viverla
dal suo interno, imparandone la grammatica nel segreto della vita di Nazareth. Infine,
è proprio bello vedere che una mamma benedice il suo bambino, un papà benedice
il figlio adolescente un po’ scapestrato, la nonna benedice il nipote appena
nato: capisco che così facendo essi – benedetti – a loro volta trasmettono benedizione,
comunicano con questo gesto semplice che Dio non è estraneo e che nessuno è
“senza Dio”…
Il
vostro parroco