Cari amici e care amiche,
una dei
fumetti che più mi appassionano e che colleziono è Dylan Dog. Nell’ultimo numero, uno dei personaggi si
esprime così: “l’intelligenza di un uomo non consiste nel conoscere le cose, ma
nel riconoscerle” (pg. 69 “I segni della fine”). E’ proprio la stessa
intelligenza che il tempo dell’Avvento ci chiede! E’ la stessa intelligenza
verso cui la Chiesa, ogni anno, prendendoci per mano, ci vuole condurre. E’
l’intelligenza dei servi, prudenti, fidati, attenti e pronti di cui parla tanto
Gesù, richiamando insistentemente i suoi discepoli alla vigilanza. E’ anzitutto il Vangelo che ci vuole
“vigilanti”, appunto, capaci di cogliere il senso delle cose, ovvero di
riconoscerle. Riconoscere nel Bimbo della mangiatoia il Dio fatto Uomo che
cambierà il corso della storia; riconoscere nell’Uomo Crocifisso il Dio che ama
spassionatamente ciascuno; riconoscere che il mio tratto di esistenza, la mia
vita, non è un inizio casuale e una fine bestiale, ma un dono che si merita
offrendolo. Nel Vangelo – di contro – Gesù parla anche di altri servi: sono quelli
stolti, quelli che vedendo che il
padrone tarda a venire, iniziano a ubriacarsi, a mangiare e bere alla grande, e
ad affogare nei piaceri... L’Avvento è il tempo proposto per lavorare sulla
nostra “stoltezza”, cioè quel modo ristretto di interpretare la vita a partire
dalle sue fatiche e dalle sue pesantezza, da tutto ciò che le manca, un modo
che spesso tende alla ricerca di distrazioni e anestesie, di diversivi e di disimpegno.
L’Avvento ritorna ancora come una primavera a dirci che arriva il Sole, che la
terra può essere ancora fecondata di buon seme e che Qualcosa di nuovo nascerà…
“State pronti” (Mt 24,44)…
Il vostro parroco