sabato 17 novembre 2012

INSIEME n° 68, 18 Novembre 2012 - anno 2° dall'entrata nella nuova Chiesa



 Cari amici e care amiche,
una dei fumetti che più mi appassionano e che colleziono è Dylan Dog.  Nell’ultimo numero, uno dei personaggi si esprime così: “l’intelligenza di un uomo non consiste nel conoscere le cose, ma nel riconoscerle” (pg. 69 “I segni della fine”). E’ proprio la stessa intelligenza che il tempo dell’Avvento ci chiede! E’ la stessa intelligenza verso cui la Chiesa, ogni anno, prendendoci per mano, ci vuole condurre. E’ l’intelligenza dei servi, prudenti, fidati, attenti e pronti di cui parla tanto Gesù, richiamando insistentemente i suoi discepoli alla vigilanza.  E’ anzitutto il Vangelo che ci vuole “vigilanti”, appunto, capaci di cogliere il senso delle cose, ovvero di riconoscerle. Riconoscere nel Bimbo della mangiatoia il Dio fatto Uomo che cambierà il corso della storia; riconoscere nell’Uomo Crocifisso il Dio che ama spassionatamente ciascuno; riconoscere che il mio tratto di esistenza, la mia vita, non è un inizio casuale e una fine bestiale, ma un dono che si merita offrendolo. Nel Vangelo – di contro – Gesù parla anche di altri servi: sono quelli stolti, quelli che vedendo  che il padrone tarda a venire, iniziano a ubriacarsi, a mangiare e bere alla grande, e ad affogare nei piaceri... L’Avvento è il tempo proposto per lavorare sulla nostra “stoltezza”, cioè quel modo ristretto di interpretare la vita a partire dalle sue fatiche e dalle sue pesantezza, da tutto ciò che le manca, un modo che spesso tende alla ricerca di distrazioni e anestesie, di diversivi e di disimpegno. L’Avvento ritorna ancora come una primavera a dirci che arriva il Sole, che la terra può essere ancora fecondata di buon seme e che Qualcosa di nuovo nascerà… “State pronti” (Mt 24,44)…
                                                             Il vostro parroco