Cari amici e care
amiche,
inizio la
quarta settimana di benedizioni nella “zona b”: la visita nelle case in
occasione del Natale di Cristo. Si inizia con largo anticipo rispetto
all’Avvento per ovvi motivi: io sono “uno”! Le famiglie per zona sono circa 2000,
escluse le zone industriali (per le quali riservo due giornate su appuntamento,
previa lettera, indirizzandola alle circa 140 ditte presenti sul nostro territorio).
Esco per la
visita alla mattina e al pomeriggio fino a orario di cena per cercare di incontrare
il maggior numero di persone in una o più vie. Alla mattina incontro anziani,
persone libere dal lavoro, in cerca di occupazione, giovani universitari,
ammalati, mamme in maternità, nonni e nonne, turnisti… Al pomeriggio e alla
sera completo il giro con coloro che mancano all’appello, per cui un campanello
lo suono anche 4 o 5 volte in un giorno! Io voglio ringraziare di cuore chi ha
reso possibile questa “missione”: chi ha piegato gli avvisi, i postini, chi mi
accompagna, chi mi precede avvisando a voce e chi a vario titolo ha dato il suo
contributo!
L’esperienza
di incontro con tante persone nel nome del Signore e della Chiesa, poi, mi sta aiutando
in due cose. Anzitutto a non adirarmi e a non indignarmi rispetto a tanti
problemi che noi nel nostro piccolo, e l’umanità in genere, viviamo. Quella che
possiamo anche chiamare ormai la “crisi”; a cui qualcuno aggiunge “di tutto”,
mentre altri rincarano “ormai non c’è più niente”! Credo che indignarsi o
adirarsi costantemente, poi alla fine diventa la reazione di quelli che stanno
a guardare senza far nulla… Non basta avere una giusta opinione! Non basta dire
cose giuste! Non basta indignarsi! Una opinione diventa utile e la si onora quando
ad essa si fa seguire una azione buona… Ad
esempio dimostrando coraggio civile quando qualcuno viene offeso in pubblico o un
bene comune viene deturpato… Siamo stufi di sentir strombazzare ai quattro
venti i propri nobili sentimenti!
Inoltre,
incontrare tante persone - la maggior parte non praticanti - mi aiuta a riacquistare
il linguaggio della gratitudine che
spesso si perde, lasciando il posto, purtroppo quasi con naturalezza, ai linguaggi
del giudizio frettoloso, sprezzante e malevolo, dello sdegno moralistico… La
gente mi insegna, come del resto ha fatto Gesù, a fare qualcosa di molto più
intelligente e umano: incoraggiare chi ha bisogno, ringraziare Dio, confermare
quelli che hanno il diritto di sperare, aspettarsi più dai modelli positivi che
da quelli negativi…
Il vostro parroco