Cari amici e care
amiche,
nel mese di maggio siamo invitati alla recita
del Rosario. Ci rivolgiamo, cioè, alla Madre di Dio. Solo a pronunciare questo
titolo si rimane sorpresi, quasi sconcertati… Nessuno nella Chiesa è madre di
Gesù Cristo, nessuno… Lei è “unica”. Senza però essere fuori o sopra la Chiesa;
il suo modo di essere nella Chiesa è di essere Madre di Gesù di Nazareth, Colui
che è “della stessa sostanza del Padre”: il “nostro” Dio. Questo ruolo
assolutamente unico nella Chiesa glielo riconosciamo proprio recitando il
Rosario in vari punti del quartiere. Con il Rosario, poi, noi intercediamo.
L’intercessione è una caratteristica della preghiera cristiana: è il pregare
gli uni per gli altri, è un modo di esprimere la carità. Questo vale nel caso nostro
(io prego per un altro o chiedo ad un altro di pregare per me), vale nel caso
dei nostri cari defunti e dei Santi, vale nel caso di Maria. E anche qui
riconosciamo che la preghiera di Maria è per noi commisurata alla sua
singolarità, alla “specialità” del dono ricevuto, alla sua vocazione. Ovvero,
quando la invochiamo “mediatrice”, quando cioè le diciamo: “Prega per me… Prega
per noi… Prega per…”, le riconosciamo un intercedere che è assolutamente suo!
Mentre le diciamo: “Maria, prega per me”, sappiamo che ciò significa: “Io
riconosco che tu sei vicina a Gesù come nessuno, che tu partecipi della carità
di Cristo come nessuno, che tu vuoi la mia salvezza, che tu sai quello che è
bene per me come nessun altro: perché tutto è misurato sull’amore che tu hai
per me e sulla vicinanza tua con Gesù Cristo”. E’ un credere che
l’intercessione è chiesta a colei che sappiamo avere un ruolo caratteristico,
che è singolare, che è suo. La devozione a Maria deve poter sempre rientrare in
questo principio: la singolarità del rapporto che ella ha con Cristo. Quel
rapporto, quella relazione che per il dono della fede puoi intrattenere anche
tu…
Il vostro parroco