giovedì 29 marzo 2012

INSIEME n° 45, 1 Aprile 2012 - anno 2° dall'entrata nella nuova Chiesa


 Cari amici e care amiche,  
visitando gli infermi e le persone ammalate mi accorgo come alcune parole cambiano di peso. Le parole che si dicono per abitudine nella vita di ogni giorno, le parole soggette ad usura (amore, tesoro, come stai, ti voglio bene, sei importante, ti penso etc etc), nel momento della malattia cambiano di spessore e assumono una forza inaudita. Anzi, riacquistano la loro forza originaria. Soprattutto la persona in difficoltà le percepisce con una densità nuova, cristallina e benefica. E’ un piacere profondo regalare poche parole, nella verità drammatica della sofferenza. Quante volte, invece, noi stessi sprechiamo tante parole, anche quando preghiamo! Quante volte incontriamo persone che ci riversano addosso un mucchio di parole anche dal sapore religioso, ma così vuote! Ci sono persone che purtroppo non si accorgono neanche di stare in piedi a forza di parlare, e quindi, di contro, di persone che si sacrificano ad ascoltarle!!! L’ammalato, invece, ti aiuta, quasi ti obbliga, suo malgrado, ad avere una consapevolezza riguardo alle parole che pronunci e a comprendere quanto esse possano davvero esprimere nettamente un rifiuto, piuttosto che un’accoglienza o una distanza… Tutto questo ci insegna a custodire le parole, non ad abusarne… Ci insegna a fare silenzio e a cercarlo, in casa e in chiesa: silenzio nel quale le parole si caricano di contenuti differenti… Forse la normalità della volgarità, della bestemmia, delle parole pesanti, usate anche verso figli e persone che amiamo, è legata alla assenza silenzio e alla poca custodia del cuore, poiché la bocca lì dovrebbe avere la sua sorgente…
Gesù, nel momento della sua passione non dice molte parole, ma regala ai suoi quelle vere, che esprimono il senso autentico della sua esistenza e quella di Dio: un amore senza condizioni, l’Amore. Una delle parole super abusate, che in questi giorni “santi”, sotto la Croce di Gesù, può assumere un tono finalmente inedito…
Il vostro parroco