Cari amici e care amiche,
in queste settimane stiamo celebrando il Sacramento della Confessione con i ragazzi e le ragazze del terzo anno (quello che completa l’iniziazione cristiana). Ciò che caratterizza questo momento, naturalmente, è l’emozione della “prima volta” che cerchiamo di gestire mettendoli a loro agio, facendoli scrivere e sottolineando che subito dopo una confessione non si è mai fatto il funerale di nessuno! Questa emozione, purtroppo, spesso rimane tale, perché, in seguito, la poca o nulla frequenza al Sacramento la incrementano, lasciandolo a un livello così superficiale da ridurlo alla insignificanza pratica… Per cui, a lungo andare, anche alcuni adulti si ritrovano a incontrare le stesse problematiche dei piccoli, a cui però si aggiungono i luoghi comuni sulla Chiesa, ascoltati da non praticanti e propinati da chi è lontano dalla Chiesa stessa… Così la Confessione facilmente rimane solo un’“emozione”, magari bella come altri Sacramenti, una emozione da collezionare (ho provato anche questo), ma nulla più… Nel migliore dei casi la Confessione, d’altra parte, rimane un “problema”! Un Sacramento che è un problema!!! Per chi è battezzato!!! Non una gioia, un riferimento, un “tesoro”, perché posso incontrare Cristo attraverso la Chiesa, ma… un problema!!! Se è un problema (con l’elenco infinito di problemi che possediamo) lo risolviamo così: me la vedo io con Dio, mi confesso direttamente a Lui, e alla fin fine o ci si auto-giustifica o ci si condanna senza appello… Gesù, proprio perché comprende la nostra situazione, ha voluto che il perdono, come gli altri Sacramenti (almeno questi…), non costituissero un problema o un ostacolo: infatti il perdono è molto concreto, passa per un “segno”, un gesto, una realtà concreta: il prete che pronuncia le stesse parole di Gesù. C’è una persona in carne e ossa, riservata a Dio, consacrata a Lui solo, scelta tra gli altri per questo compito. Concreta è l’acqua che ci ha resi figli di Dio (Battesimo); concreti sono pane e vino che, trasformati, ci uniscono a Lui e ci trasformano in Lui (Eucarestia); le mani di un uomo sopra la testa e l’olio profumato del Crisma sono realtà concrete che ci hanno mandato come testimoni di Cristo (Cresima); lo stesso olio rende un uomo la continuazione storica dei gesti di Gesù (Ordine sacro); l’amore (cosa c’è di più concreto?!) tra un uomo e una donna diventano presenza storica dell’amore di Dio e il prolungamento della creazione (Matrimonio); l’olio benedetto e l’imposizione delle mani sugli infermi fisicamente ratifica la vicinanza di Gesù nella malattia e nell’approdo della vita terrena (Unzione degli infermi). Dov’è il “problema”? E’ nel volto troppo umano, concreto, del nostro Dio, quello di Gesù. Gesù… di Nazareth!
Il vostro parroco