Cari amici e care amiche,
iniziamo la Quaresima, il tempo che la Chiesa ci propone per esercitarci nel diventare cristiani di fatto e non solo di nome. Per questo la Quaresima è sinonimo di rinuncia, sacrificio, impegno… Parole (e non solo!) che volentieri evitiamo, ma che nei momenti di lucidità e onestà sappiamo essere fondamentali. Lo sanno bene gli atleti che si esercitano, si allenano, appunto con rinunce e sacrifici… Uno degli esercizi “consigliati” per la Quaresima è il silenzio. Già ne parlavamo la scorsa volta. Non è però troppo saggio parlare del silenzio: ciascuno deve imparare a vivere il proprio, cercando di capirne la qualità. Sì, perché c’è silenzio e silenzio… Non è perché uno fa silenzio fa Quaresima! Si può far silenzio, tacere per varie ragioni, anche se esteriormente non cambia nulla… Ci può essere un silenzio che è rifiuto di comunicare e quindi rifiuto dell’altro (ci sono dei taciturni che con il loro tacere dicono, e dicono molto!); un silenzio che nasce dal disprezzo per l’altro e che lo giudica pesantemente; un silenzio che è espressione di inquietudine, tensione, disperazione… Bisogna lottare contro questi generi di cattivo silenzio! Il silenzio autentico, invece, è quello che genera la parola vera e pacata. Il silenzio autentico è quello nel quale si lotta contro se stessi e mai si affilano le armi contro l’altro, quello nel quale si rinuncia a tenere vivi i torti subiti, ragioni accumulate, punti di vista assoluti. Il silenzio autentico rende possibile la vita interiore, fa spazio alla Parola di Dio che si rivela e ci parla in modo speciale, inconfondibile, divino. Diciamo normalmente di non avere tempo per stare in silenzio e per stare da soli, ma in verità, appena se ne presenta l’occasione, si fugge e si cerca disperatamente di riempiere i tempi e gli spazi con qualcosa che ci distragga: la Quaresima ci ricorda che per entrare nel silenzio è necessario lottare anche contro la paura che ci portiamo dentro, più o meno consapevole, del vuoto, dei nostri pensieri, di quello che emerge dalle nostre profondità. Forse bisogna partire da qui…
Il vostro parroco