Cari amici e care amiche,
si avvicina il tempo della Quaresima, quello propizio e favorevole per un ascolto autentico del Dio vivente, che parla a noi, per lasciare spazio alla sua Parola. E il primo esercizio che ci verrà chiesto sarà quello del silenzio, condizione indispensabile perché chiunque, non solo Dio , possa essere ascoltato. E noi tutti sappiamo quanto sia difficile fare silenzio… Una di queste difficoltà è rappresentata dall’abitudine di parlare senza pensare, parlare di istinto, parlare solo con il suono delle parole. Siamo così abituati a questa tipo di parlare “sciolto”, che – per contro - troviamo molto difficile parlare di noi stessi, raccontare qualcosa di vero della nostra vita senza lasciarci travolgere da un oceano di parole inutili, dettagli insignificanti o – al contrario – senza chiuderci in mutismi imbarazzati, che lasciano l’altro al di fuori della nostra realtà profonda, ai margini del nostro cuore. E’ difficile parlare di noi sempre per lo stesso motivo: proprio perché non facciamo sufficiente silenzio per mettere ordine dentro noi stessi. Quelli, invece, che parlano troppo e solo di sé, di quello che sentono e di quello che sono convinti, di quello che combinano o decidono, non fanno che confermare ancora una volta la necessità del silenzio, che li aiuterebbe a non aver fretta di dire tutto subito, a non voler apparire, ad avere la finezza di non far subire agli altri infiniti racconti, magari già sentiti… Per parlare veramente di se stessi occorre pazienza, lunghi silenzi, sapienza nel fare sintesi… Bastano poche parole, semplici, accenni sfumati e allora io chiarisco a me stesso i lati oscuri della mia vita, perché mentre accetto la fatica di consegnare ad un altro passioni e ferite, gli offro la possibilità di accompagnarmi e forse di guarirmi. Tanto più se “un altro” è Dio…
Il vostro parroco