Cari amici e care amiche,
avere la fortuna di poter girare per le case del nostro quartiere offre la netta sensazione che davvero stiamo camminando insieme… E quando si fa una strada ci si incontra, ci si conosce e magari si diventa amici… Anche di chi n on pratica e anche di chi non crede… Capisco addirittura che dai non credenti c’è da imparare: comprendere, cioè, che si può vivere bene senza Dio; formare una famiglia, crescere i figli e aiutare gli altri, ma senza Dio. E farlo bene, correttamente.
Questo significa anzitutto che – ad esempio - il servizio agli altri, il volontariato, come si dice comunemente, non è appalto dei credenti e – viceversa – l’essere cristiani non si riduce a filantropia, a “fare del bene”… Occorre vigilare! Noi credenti, quando facciamo volontariato, a volte, contraddiciamo il volontariato stesso con il nostro modo di trattare gli altri, con il nostro “stare bene”, con il nostro bisogno di avere un ambito di “potere”!!!
Poi, se da credenti impariamo che si può vivere bene anche senza Dio, capiamo che è Dio stesso che concede la possibilità di non credere: Dio ha creato un partner senza imporsi ad esso e senza costringerlo a riconoscere Colui che l’ha voluto e plasmato. Infine, camminare anche con i non credenti significa scoprire che anche dentro di noi c’è una parte “non credente”, che fatica a fidarsi del Dio di Gesù, che grida l’invidia verso coloro che vivono bene senza di Lui… E allora, sono proprio i non credenti, loro malgrado, che ci danno una mano a innamorarci di Dio e non di una religione.
Il vostro parroco