Cari amici e care amiche,
mentre ringrazio tutti quelli che hanno manifestato disponibilità per varie mansioni concernenti le benedizioni natalizie (c’è ancora posto!), insieme ringraziamo tutti coloro che hanno ricevuto il mandato educativo domenica scorsa. Li abbiamo visti intorno all’altare del Signore mettere la mano sul Vangelo, davanti a noi, ed esclamare “sì lo vogliamo”. Questa semplicità di gesti e di parole è molto eloquente. Anzitutto esprime che il soggetto dell’educare non è il singolo, anche bravo o con buon tempo o che c’è da tanti anni, ma la Comunità cristiana, la Chiesa, che - in comunione con il Vescovo - ha a cuore non primariamente la “buona creanza” (appunto, quella che ci vien da dire “l’educazione”), ma l’educare inteso come il modo di impostare nella vita quotidiana i rapporti, le responsabilità, il futuro, a partire dal Vangelo di Gesù. La missione educativa è della Chiesa in quanto tale e alcuni “ a nome nostro” (non al posto nostro) lavorano più da vicino affinché essa si attui “sul campo”. Nessuno nella Chiesa agisce a titolo personale o investito direttamente dal cielo! Siamo infatti noi che abbiamo “mandato” questi nostri amici e amiche: mandati nel nome della Chiesa e del Signore. A loro chiediamo serietà, formazione e un rapporto fresco e personale con Gesù. Senza di Lui, o Lui dato per scontato, lavoriamo da assistenti sociali. Non è il nostro compito. A loro chiediamo di ricordarsi sempre che, proprio perché mandati, la missione educativa è primariamente “lavoro” dello Spirito: quindi possono stare sereni! Siamo servi che non devono salvare il mondo (il Vangelo di questa domenica!!!), poiché esso è già da un pezzo in buone mani! A ciascuno di loro spetta la di fare la propria parte, il proprio e originale contributo. Poi, queste persone brave hanno espresso una volontà: “sì, lo vogliamo”. Senza “volere” non si va da nessuna parte… A “volere” a volte si sbaglia: è sicuramente meglio, piuttosto che rimanere inerti di fronte alla “emergenza educativa”… “Volere” è potere: sì, quello di offrirsi come persone di valore, di significato, di senso perché molti affrontino l’esistenza, l’unica, senza cinismo. Si sarà capito, infine, che tutto ciò chiama nettamente in causa noi adulti, tutti. Capisco benissimo, allora, la fatica a recepire il grandissimo problema della custodia e della presenza dei grandi nel luogo dell’educare per eccellenza della Comunità che è l’oratorio… Ma questa è la base, la piattaforma, se vogliamo – come hanno scritto i Vescovi italiani - “educare alla vita buona del Vangelo”. E per offrire un “luogo” educativo credibile, si capisce anche la necessità di investire…
Il vostro parroco