venerdì 16 settembre 2011

INSIEME n° 18, 18 Settembre 2011 - anno 1 dall'entrata nella nuova Chiesa Parrocchiale

Cari amici e care amiche,
abbiamo ancora nel cuore e nella mente sentimenti e immagini di lunedì sera… La presenza di tanti preti passati da Seggiano e in modo particolare don Gianni e don Felice ci ha aiutato a ringraziare il Signore per il cammino fatto e a iniziare con grinta e smalto la nostra festa patronale. Sono convinto anche che quella serata memorabile e straordinaria per l’afflusso di così tanta gente non si fermerà all’esteriorità (com’è cambiato… chi è quel prete non lo ricordo… etc. etc.), né ridurrà nel godere privatamente delle emozioni suscitate o a meravigliarsi di qualche lacrimuccia… Sono certo che l’energia di quella sera smuoverà molte persone a fare un passo avanti, a non rimanere spettatori, a non venire solo a Messa e poi… Via! Credo addirittura che sia stato proprio questo il senso della breve omelia di don Gianni: non sono riuscito a coglierlo subito… Poi ci ho pensato: un piccolo ricordo e poi la lettura di un brano tratto da un libro del cardinal Martini, ma che conteneva non sue parole, ma la Parola di Dio! Un brano del libro del Qoèlet: “C’è un tempo per nascere e un tempo per morire; un tempo per piantare e un tempo per sradicare; un tempo per uccidere e un tempo per curare; un tempo per demolire e un tempo per costruire; un tempo per piangere e un tempo per ridere…” (Qoèlet 3, 2-8). E così don Gianni intendeva comunicarci anzitutto che tipo di tempo è il suo: è stagione della anzianità, della pacatezza, della riflessione, è il momento di servire il Signore con il ritmo lento dei passi e con la parola lineare e saggia; è il momento del declino fisico, ma non della pace con cui Dio riempie il cuore di chi lo ama e lo serve! Come dice il Qoèlet dell’uomo “Come è venuto, così se ne andrà; nella brevità della sua vita Dio riempie il cuore di gioia”. E poi don Gianni intendeva stimolare ciascuno a chiedersi: che tempo (= vita) sto vivendo? Sto imparando a vivere per ciò che merita? Non è tempo di fare un passo avanti nella Comunità, uscire allo scoperto, senza ulteriormente rimandare o cercando sempre buone scuse? Per dirla con il Qoèlet: è tempo di buttarsi o di tirarsi indietro? E’ tempo di rispondere con scelte o ancora solo con parole? E’ tempo di religione vissuta per conto mio o è tempo di fede nella Parola di Gesù di Nazareth?
Il vostro parroco