Cari
amici e care amiche,
abbiamo
ancora nel cuore e nella mente sentimenti e immagini di lunedì sera… La
presenza di tanti preti passati da Seggiano e in modo particolare don Gianni e
don Felice ci ha aiutato a ringraziare il Signore per il cammino fatto e a
iniziare con grinta e smalto la nostra festa patronale. Sono convinto anche che
quella serata memorabile e straordinaria per l’afflusso di così tanta gente non
si fermerà all’esteriorità (com’è cambiato… chi è quel prete non lo ricordo…
etc. etc.), né ridurrà nel godere privatamente delle emozioni suscitate o a
meravigliarsi di qualche lacrimuccia… Sono certo che l’energia di quella sera
smuoverà molte persone a fare un passo avanti, a non rimanere spettatori, a non
venire solo a Messa e poi… Via! Credo addirittura che sia stato proprio questo
il senso della breve omelia di don Gianni: non sono riuscito a coglierlo
subito… Poi ci ho pensato: un piccolo ricordo e poi la lettura di un brano
tratto da un libro del cardinal Martini, ma che conteneva non sue parole, ma la
Parola di Dio! Un brano del libro del Qoèlet: “C’è un tempo per nascere e un
tempo per morire; un tempo per piantare e un tempo per sradicare; un tempo per
uccidere e un tempo per curare; un tempo per demolire e un tempo per costruire;
un tempo per piangere e un tempo per ridere…” (Qoèlet 3, 2-8). E così don
Gianni intendeva comunicarci anzitutto che tipo di tempo è il suo: è stagione
della anzianità, della pacatezza, della riflessione, è il momento di servire il
Signore con il ritmo lento dei passi e con la parola lineare e saggia; è il
momento del declino fisico, ma non della pace con cui Dio riempie il cuore di
chi lo ama e lo serve! Come dice il Qoèlet dell’uomo “Come è venuto, così se ne
andrà; nella brevità della sua vita Dio riempie il cuore di gioia”. E poi don
Gianni intendeva stimolare ciascuno a chiedersi: che tempo (= vita) sto
vivendo? Sto imparando a vivere per ciò che merita? Non è tempo di fare un
passo avanti nella Comunità, uscire allo scoperto, senza ulteriormente
rimandare o cercando sempre buone scuse? Per dirla con il Qoèlet: è tempo di
buttarsi o di tirarsi indietro? E’ tempo di rispondere con scelte o ancora solo
con parole? E’ tempo di religione vissuta per conto mio o è tempo di fede nella
Parola di Gesù di Nazareth?
Il
vostro parroco
